E gli porse la mano.

Alfredo, coprendola di mille baci, si accompagnò coll'adorato avversario avviandosi alla sala delle danze.

In cima al corridoio incontrarono una folla di maschere tutte in dominò bianco sul quale era trapunta una camelia rossa; costoro si misero in cerchio intorno alla coppia canterellando un'aria plateale in guisa da impedirle di dirigersi verso il ballo, e dopo due o tre giri si misero a gridare:

—Sei de' nostri? sei dei nostri? su su, un balletto.—

Ed a vicenda afferrata Esmeralda, la fecero danzare.

Alfredo, impaziente, attendeva che lasciassero libera la giovinetta, e fissamente teneva dietro ad ogni suo movimento, temendo di confonderla colle mascherine sopraggiunte, ma erano esse tanto simili fra loro che nell'intreccio non gli fu più possibile di ravvisare quale di esse fosse la sua Esmeralda. Questa però, che avrebbe potuto staccarsi dalle compagne e ritornare al braccio dell'amante, bizzarra e capricciosa, volle aumentarne il malumore e, spiccando un salto in mezzo al gruppo coi dominò compagni, precipitò nella sala da ballo, ove a forza di strepiti carnevaleschi produssero uno di quei piacevoli disordini che sogliono animare il brio in tali circostanze.

Ma, durante la festa che già incominciava a declinare, noi abbiamo perduto da qualche tempo Rosina; non ci dispiaccia perciò di farci innanzi tra la folla a ritrovarla. Prima per altro non sarà male passare in rivista alcune signore e signori che incontreremo nelle sale che andiamo a percorrere prima d'imbatterci nella vezzosa fanciulla.

Nella sala del thè una fila di sedie coperte di damasco a spalliera dorata accoglie una dozzina di vecchie mamme e zie, le quali stanno a mirare i danzatori e le ballerine, cianciando fra loro di cuffie e di mode, di pettegolezzi amorosi e di piccoli scandali; ma coteste quinquagenarie declamatrici contro un lusso che non potevano più fare, contro l'amore cui avevano dovuto dire addio, contro la bellezza per esse passata, lasceremo in cura ai servitori in livrea che, di quando in quando passando innanzi al venerabil consesso coi vassoi pieni di biscottini e confetti, sapranno empire quelle bocche d'inferno, le quali almeno per qualche tempo cesseranno di qualificare le amabili zitelle per pettegole e scimunite, ed i bei giovani per sguaiati e monelli.

Nella sala da bigliardo e della bambara noi osserveremo quei visi di signori nei quali, invece dell'allegria, vediamo dipinti il burbero ed il cagnesco. Costoro, ognun se l'imagina, sono giuocatori sfortunati, mariti gelosi, amanti non corrisposti.

Prima peraltro di passare oltre fa duopo arrestarci una diecina di minuti in un salotto di transito e precisamente presso una portiera che copre colle cortine il vano di una finestra entro il quale due persone stanno chiacchierando; sicchè potrem sentire quanto appresso.