—Ah! vi ho pur trovato, diceva stemprandosi in dolci lagrime di gioia.
—Sei tornato, sei tornato! siamo tanto poveri! sclamarono ambedue penetrati da un'indicibile commozione.
—Or siete ricchi: per noi è alfine ritornata la felicità; venite, deh! venite, teneri oggetti dell'amor mio.—
Il padre, la madre ed il figlio in breve ora furono alla capanna, nella quale non dimorarono che la sola notte: ma certo e madre e figlio più agiatamente delle precedenti, poichè il nuovo arrivato vi aveva fatto recare materassi e tappeti e le indispensabili suppellettili. All'indomane una comoda vettura trasportò i tre alla vicina città di Nizza, da dove ascesero in un naviglio che dovea trasportarli al luogo di loro nuova dimora.
Il signor Artini da giovanetto aveva militato in Francia e, ottenuto il suo congedo per le premure del signor di Brienne, di cui era parente la madre sua, era passato in Piemonte; colà si era invaghito di una giovane orfana, bella, virtuosa, ma priva di fortune e alle cui attrattive non aveva potuto resistere l'ex-uffiziale, che avevala condotta all'altare. La loro unione avvenne col massimo segreto; il giovane Artini doveva rispettare il contrario volere di uno zio, il quale, borioso di ricchezze e di tìtoli, avrebbe fulminato dell'ira sua lo sventurato nipote privo di beni dì fortuna, se questi avesse osato parlargli dell'affetto inspiratogli dalla leggiadra giovinetta.
L'uffiziale, che d'altronde non aveva potuto difendere il petto dallo strale del dio d'amore, il quale non rispetta nessuno e molto meno i giovani sensibili e militari, intesasela con un buon ecclesiastico, si sposò segretamente la fanciulla e con lei godette vari anni di completa felicità. Frutto di tale unione era stato il fanciullo che sentimmo nominare Giannino. Cresceva egli in bellezza e bontà nel più stretto ritiro di una villa posta non molto lungi dalla città, ove incognita stavasi la giovine coppia; quando, per una di quelle fatalità che spesso colpiscono le persone dabbene, venne a scoprirsi il nascondiglio del giovine Artini ed ii suo segreto matrimonio.
Artini, un tal dì uscito alla caccia, inseguendo un cinghiale, per disavventura in un momento di fretta, esplosa l'arme, ferì sebben leggermente un suo compagno di caccia. In quel subito, credutasi gravissima la ferita, fu quegli trasportato privo di sensi al domestico asilo dell'Artini; ed ognuno può imaginarsi lo spavento di lui, della sposa e del piccolo Giannino. In breve per altro dileguaronsi i loro timori, poichè sopravenuto il chirurgo, esaminando la ferita, la giudicò semplicissima, ed in quello stesso giorno feritore e ferito si assisero gaiamente alla medesima mensa. Quest'ultimo, giovane parigino, venne pregato di trattenersi colà fino a che non si fosse pienamente ristabilito in salute. Durante alcuni giorni l'ingenua madre di Giannino apprestógli tutte quelle cortesi e minute cure che vengono imposte dai sacri doveri dell'ospitalità. Costui, non potendo credere a tanta semplicità, osò pensare di aver suscitato un tenero sentimento nella giovane sposa, che, avvedutasi del troppo franco contegno di quell'ospite, non volle celarne gli arditi disegni al marito, il quale in un primo impeto dì sdegno si scagliò contro l'audace ed iniquo amico e lo costrinse a domandargli scusa e partire.
Non era anche scorso un mese da quell'accaduto che i due coniugi non vi pensavano più, quando una notte il buon Iago, servidore negro del signor Artini, penetrando improvvisamente nella camera degli sposi,
—Salvatevi, aveva loro gridato, salvatevi per la scala segreta; io condurrò vostra moglie ed il bimbo nel granaio, e voi, signor padrone, pigliate la via del giardino.
—E perchè mai? avevano chiesto i coniugi esterrefatti.