—Un romanzo! disse il segretario facendo il viso serio.

—Un romanzo! gridò il conte facendo un par di occhioni dalla sorpresa.

—Sì, miei signori, qual maraviglia? proseguì placidamente l'autore. Forse perchè mi avete sentito batter sodo sulla filosofia, vi fa specie di sapermi autore d'un romanzo? Non si può forse, scrivendone, dilettare ammaestrando? E non crediate (e qui lo scrittore prese un po' di fuoco e se gli accesero le guance) e non crediate che tutto quello che chiamasi romanzo sia un impasto di fole, di storie bizzarre. Ditemi un poco: quante volte la favola non ha ella insegnato delle apprezzabili verità?

—Voi ci avete posto nella massima curiosità, prese a dir la marchesa; favoriteci il titolo.

I misteri di Livorno o i Demagoghi.

—Il titolo non mi dispiace, continuò la dama. Ma, quanto all'opera, la credete voi buona?

—Non sta a me a dirlo.

—La credete bella?

—Nessuno loda le proprie opere.

—La credete poi utile al popolo?—