—Discuterò volentieri, replicò il cavalier segretario.

—Ed io pure, continuò il signor conte,

—Ed ella? dimandò la signora all'incognito

—Volentieri cedo al vostro desiderio. Educare il popolo non è molto difficile, ma fa duopo prepararlo ai suoi grandiosi destini: fa duopo sovvenirlo, reggerlo, dargli pane e lavoro.

—Son cose vecchie, interruppe la saputella damina.

—Son cose giovani, severamente rispose il brusco letterato, e che non invecchieranno mai; ma non bisogna inebriarlo di folli utopie: allora solo potrà esser libero e virtuoso.—

La damina fu assai piccata dello sguardo di quell'incognito, che pareva una specie di Diogene e le facea gli occhiacci; e mentre i due damerini si guardavano fra loro con certo modo di maraviglia,

—Ditemi, signor filosofo, dimandò, quel libro che avete nelle mani è forse uno dei trattati della vostra rigida filosofia popolare?

—Gentile signora, replicò l'interrogato con un sorriso di compiacenza, il libro che tengo nelle mani è il manoscritto di un mio romanzo.

—Un romanzo! sclamò la marchesa dando un passo indietro.