—Ebbene proponete voi l'uomo che mi conviene, soggiunse la signora
Guglielmi, nascondendo il dispetto.

—Dio mi guardi! riprese ipocritamente il nostro Basilio; suggerire la scelta! Il cuore è libero; e poi qui a Livorno, ve lo dico schiettamente, sarebbe peggio il rimedio del male e….

—Ma dunque? interruppe madama Guglielmi impaziente, sacrificatevi al bene di un'amica.

—Madama, quando io pure potessi vincere l'antipatia per lo stato coniugale, la mia unione con voi sarebbe contro tutte le convenienze.

—E quali sarebbero di grazia le sconvenienze nel mio maritaggio con voi, signor Basilio?

—Moltissime, signora Guglielmi, e posso enumerarvele: primieramente voi mi siete debitrice di quarantamila scudi.

—Possibile? gridò la signora Guglielmi atterrita.

—I miei libri parlano, riprese tranquillamente l'ipocrita. Signora mia, il debitore si scorda facilmente la cifra de' suoi debiti, ma al creditore la cifra resta sempre impressa nella memoria.

—Ma, perdonate, non mi prestaste voi diecimila scudi?

—Non lo contrasto: per altro voi sapete che io feci un sacrifizio alloraquando per pura amicizia ebbe luogo lo sborso; voi non sapete che nelle mani di un commerciante è incalcolabile il frutto che può dare il denaro; voi ignorate gli scapiti per le speculazioni fallitemi per non aver la detta somma all'epoca della scadenza; sicchè calcolando i danni, gl'interessi, i frutti dei frutti, insomma tutto bilanciato, posso dirvi che se la somma che attualmente mi dovete è di quarantamila, è per effetto di longanimità.