Bas. (senza curarlo e rivolgendosi alla Guglielmi). Signora, come fidanzato della Rosina; io ho diritto su lei; ella si ritiri nelle stanze dell'appartamento materno. (L'orologio della sala batte undici ore e mezza.)
Alf. (con nobile risentimento). Un affare di molta importanza mi obbliga di uscire all'istante: dimani non è lontano, ci rivedremo (va per partire).
Mad. Fermatevi: senza spiegarmi la ragione per cui avete fretta di uscire ad ora sì inoltrata, voi non partirete.
Alf. (con accento di premura). Signora madre, la prego, non mi domandi spiegazioni in pubblico; dico pubblico perchè il signore è per me un estraneo: il mio onore mi obbliga ad uscire senza dilazione; dimani non avrò segreti per la più tenera delle madri.
Mad. (con fermezza). Voi non partirete: ve lo impongo; mi risparmio la fatica e forse il dolore di spiegarmi: figuratevi ch'io sappia ciò che volete celarmi; vi comando di restare.
Alf. (guardando minaccioso il signor Basilio). È duro il ricorrere ad un passo estremo…. ma la urgenza giustifica ogni mio procedere. Signora madre, voi siete ingannata, di più non dico; dimani, dimani sarà grande giornata. Olà, signore, (rivolgendosi al signor Basilio che erasi messo sulla porta) olà! sgombrate il passo, non mi obbligate ad usare la forza (trae la spada).
Rosina si getta come spossata dal dolore nelle braccia della madre, ed il signor Basilio cede il passo esclamando: Temerario! fra poco vedrai.
SCENA TERZA
MARY, con le trecce scomposte, entra nel massimo disordine in sala esclamando:
Mar. Ah! signori, qual disavventura! (A tal parola tutti sono nel massimo stupore, fuori che il signor Basilio, il quale tranquillamente levando la tabacchiera d'oro contornata di brillanti, trae alcune prese per il naso.)