Alf. (sciogliendosi la spada dal fianco, la consegna al magistrato). Conosco la disciplina e mi uniformo alla legge; protesto però la mia qualità d'uffiziale al servizio straniero, della quale intendo valermi per essere in breve restituito alla libertà (rivolgendosi alla madre). Madre mia, persuadetevi che nessun documento può dare argomenti di reità a mio carico: fra poco ritornerò nelle vostre braccia.
(Il signor Basilio ed il commissario si danno segni di mutua intelligenza.)
Mad. Mio figlio agli arresti?
Com. Madama, ciò è forse la sua fortuna, a quel che dice egli stesso, non teme il rigor della legge, e certamente il suo grado in armata straniera renderà precaria la di lui detenzione.
Alf. (con nobil fierezza, nel guardare l'oriuolo a pendolo, fra sè). Giovanni! non è mia colpa, io cedo ad una forza maggiore.
(Durante questa scena, Rosina, staccatasi dalla madre, si è gettata sovra una sedia a bracciuoli.)
Com. Sei un gran furbo, qualcuno ti ricompenserà (piano a Basilio).
Bas. Zitto zitto, che ci guardano! ho capito (piano al commissario).
Bas. (rivolgendosi a madama, vedendo che lo guardava). Signora, io tentava….
Alf. (con aria di dileggio marcatissima, interrompendolo). Vi dispenso da ogni premura a mio riguardo (quindi rivolgendosi al commissario). Signore! (con dignità) se vi piace io vi seguo: l'ora è tarda, mia madre e mia sorella han bisogno di riposo.