Alf. Ah! madre mia, scuotetevi, deh! non sacrificate la misera vostra figlia.

Ros. Ah la più tenera delle madri! (Ambedue i figli si accostano a mani giunte verso la donna svenuta colmandola di carezze.)

Mad. (rinvenendo dal deliquio). Dove sono io?…

Com. Godo di vedervi risorgere dal vostro abbattimento: la signora Rosina resterà nell'abitazione materna, sotto la malleveria del signor Basilio di lei fidanzato; il signor Alfredo avrà la bontà di seguirmi.

Mad. Signore, sono talmente confusa che mal comprendo me stessa: pur vi ringrazio per la urbanità con cui adempite agli uffici del vostro ministero; d'altronde voglio persuadermi che un disgraziato equivoco abbia prodotto questa disgustosa scena; ho troppa fiducia nell'onor dei miei figli, cui seppi inculcare i sentimenti migliori, per non temere sinistre conseguenze.

Com. Signor Basilio, ella è pregata a far le mie veci; dico cioè ad invigilare alla condotta della sua signora fidanzata.

Bas. Carissimo signore, rispondo di lei qual di me stesso.

Com. Signor ufficiale.

Alf. Ho inteso: addio, mia madre, addio, mia sorella; voi mi rivedrete fra poco: l'innocenza non teme il rigor della legge. (Nel proferire queste parole dà un'occhiata terribile al signor Basilio, il quale volge da altra parte la testa.)

Mad. e Ros. (con accento doloroso stendendo le braccia verso Alfredo). Addio. Voglia il cielo restituirti in breve all'amor nostro.