Ma il momento della più alta commozione fu quando il presidente e il vicepresidente del Club Alpino tridentino furono invitati da Paolo Lioy a voler salire al suo fianco per dividere con lui la presidenza del congresso. Il barone Emanuele Malfatti e il professor Giovanni Marinelli s'avvicinarono al Lioy, e come questi li ebbe vicini, esclamò: — Ora il Club Alpino Italiano è completo!

Un uragano di evviva e d'auguri scoppiò nella vasta sala a quelle parole e seguitò per lungo tempo fra la commozione unanime.

Quando la calma ritornò fra gli adunati, seguirono le relazioni, le discussioni, le proposte e le letture, e appena il congresso ebbe fine s'usci e s'andò tutti al teatro Eretenio, ove ci attendeva un banchetto: il banchetto sociale. In platea e sul palcoscenico erano state imbandite le tavole, ed era veramente uno spettacolo lietissimo il vedere tanta gente mangiare e bere allegramente mentre dall'alto dei palchetti affollati di signore piovevano fiori e sorrisi. A metà del pranzo coi fiori e coi sorrisi piovvero anche i discorsi.

I discorsi! C'è molta gente che li odia; io li amo. L'unica cosa che distingue qualche volta l'uomo dalla bestia non è la parola? Immaginate che un cignale domestico potesse dire: — Io sono un porco — e dovrete convenire con me che quel cignale domestico non sarebbe più un porco; ma sarebbe un uomo. — Si! I discorsi, massime quelli che dopo di averli scritti e mandati a memoria si improvvisano fra l'arrosto e l'insalata, a me piacciono molto. Quelli poi che udii pronunciare al teatro Eretenio debbo dirvi che mi piacquero moltissimo. Parlarono Lioy, Grober, Malfatti, Brentari, Marinelli, Budden, Almerigo da Schio e per ultimo il caro Magnaghi, sollevando intorno a lui la più schietti allegria.

Dopo il banchetto molti si recarono a udir l'Africana al Politeama comunale e moltissimi altri si sparsero per le vie illuminate dalla luna per ammirare i superbi edifici del Palladio, dello Scamozzi e dell'Arnaldi.

***

Eravamo una diecina e si passeggiava pel Corso Umberto, una via stretta e irregolare, ma ricca di palagi maravigliosi, quando uno di noi si fermò dinanzi a una bottega di tabaccaio. Stava per entrarvi, ma lo Spadini, che ne faceva una ad ogni pie' sospinto, sbarrandogli la via prese a dirgli: — Per l'amor di Dio! Férmati! Non mettere in pericolo la tua fama di alpinista!

— E perchè? — gli chiese il nostro amico.

Per tutta risposta l'implacabile freddurista gli indicò con la punta del suo bastone l'insegna della bottega, ove sotto uno stemma si leggevano queste maleauguranti parole:

SALI E TABBACCHI.