Senti: una sera io mi trovavo nella vecchia bottega fra le cui storiche pareti ho cercato di intrattenerti come meglio ho potuto, quando un signore venne a sedersi a un tavolino accanto a me; chiese un caffè e se lo bevve in fretta; poi torcendo le labbra in segno di disgusto, chiamò con voce alterata il cameriere, e, dopo di avergli accennato con un'occhiata bieca il vassojo, gli disse: — Non vi vergognate di avvelenare il prossimo con questi intrugli?... Non vi vergognate?...

Il cameriere lo lasciò sfogare; guardò la tazza ove di caffè non ce n'era rimasta neppure una goccia, e gli rispose: — Caro signore, che cosa vuol farci? Oramai l'ha bevuto!

NOTE:

[1]. Venditore di colori e di manichini, conosciutissimo a Roma.

[ INDICE]

[Memorie d'uno smemorato] Pag. 9
[Il modello ] 39
[Il manichino] 53
[In Ciociaria:]
[I.] 89
[II.] 101
[III.] 113
[IV.] 131
[V.] 147
[Il pianto delle zitelle] 161
[Monte Giano] 205
[Un congresso alpino] (1887) 225
[Gita sentimentale] 239
[Le «Capanne» di Ripetta] 255
[Il mio pellegrinaggio] 273
[Carciofolata ] 287
[Il Caffè Greco] 301

Nota del Trascrittore

Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici.