Per lunghi anni aveva esercitata la professione del modello; ma poi l'aveva abbandonata perchè, come soleva dire, li tempi s'annuvolaveno. E mettendo insieme poche tegole tolte alle case vicine, qualche tavola tarlata presa negli studii e qualche albero secco portato via dagli orti vicini, s'era costruita una specie di capanna a ridosso di un muro dello stabilimento, e in quel rifugio passava tranquillamente le sue giornate, fumando la pipa e fabbricando torce di resina.
— So' solo! — diceva sempre — So' solo, e sarv'ognuno, quanno ho magnato io, hanno magnato tutti.
Egli avea incominciato a posare da angioletto per Thorwaldsen; avea posato da Redentore nello studio di Podesti e da Immacolata Concezione in quello dell'Agricola. Tenerani lo avea effigiato in marmo con un paludamento greco: aveva indossato un robone serico da consigliere della Repubblica veneta nello studio del Celentano; Fracassini lo avea dipinto, ricoperto di stoffe preziose, in costume da grande di Spagna; Rosales da romano antico e Fortuny da vecchio nobile del settecento. Poi il buon Nicoletta, visto che li tempi s'annuvolaveno, si era ritirato dalla professione. Ma pur fabbricando torce a vento era rimasto ognora affezionato agli artisti che, anche se vecchi, egli chiamava «quelli regazzi!» Alle loro dimande rispondeva sempre: — Penso io! — Pur di rendere un servigio a un artista si sarebbe gettato dalla finestra. Dolcissimo di carattere, avea però due odii i quali non s'erano spenti in lui neanche dopo di aver abbandonato il mestiere del modello: odiava ferocemente la pittura di paesaggio e i manichini. I quadri di paesaggio a suo giudizio erano robetta da gentuccia volgare che, come solea dire, nun ci ha gnente nè qui — e così dicendo s'appuntava l'indice sulla fronte — nè qui — e si batteva con la destra il taschino vuoto del suo corpetto.
Così egli definiva l'arte del paesaggio. E soggiungeva poi: — A dipigne' l'arberi tutti so' boni. Puro le donne!
Ma per vedere andar fuori dei gangheri il buon vecchietto, bisognava nominargli il manichino. Allora non ragionava più. Stralunava gli occhi, stringeva i pugni e urlava con voce irata: — Canajie che rubbeno er pane a li poveri modelli! — diventando rosso e digrignando i pochi denti che gli erano rimasti, se ne andava tossendo rabbiosamente. Ma quando saliva negli studii per spazzarli, se gli riusciva di farlo senza che alcuno potesse vederlo, andava ad allentare le chiavi che servono a moderare le giunture ai manichini; e quando vedeva un povero manichino dinoccolato e cascante, s'allontanava saltellando e sghignazzando appagato e contento.
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Dalla parte ove s'era composta la capanna il modello fabbricante di torce a vento, v'erano altri tre studii da scultore e una cantina che veniva chiamata il museo, dove si raccoglievano continuamente gli oggetti utili ed inutili che gli artisti, partendo, lasciavano nelle stanze o perchè fosse loro impossibile di trasportarli altrove, o più spesso in pagamento di qualche mese di fitto.
Visitai una volta il museo col padrone degli studii al quale avevo chiesto un cavalletto. Là dentro nella penombra si accumulavano alla rinfusa cavalletti e tavolini, cornici vecchie e divani con la stoffa strappata, cuscini sventrati e sedie senza paglia, cassette da dipingere sgangherate e disegni andati a male, busti di gesso senza naso e fagotti di cenci, statue senza testa e manichini ammuffiti, scheletri d'ombrelli da pittore e chitarre rotte, quadri sfondati e pennelli logori; e cento altri oggetti diversi.
Il museo si apriva quando qualche nuovo arrivato avea bisogno di un mobile per il suo studio, o quando se ne andava qualche vecchio inquilino; ma verso gli ultimi del mese, rimaneva sempre aperto chè ogni mese arrivavano nuovi affittuari.
Ne ho vista di gente arrivare e partire da quegli studii! Per lo più ci venivano molti giovinotti che facevano risuonare allegramente gli ampii stanzoni con la letizia dei loro canti. Arrivavano tutti con una cartella sotto il braccio, un pane in tasca e una pipa in bocca; si fermavano per qualche mese e se ne andavano allegramente, alcuni pochi per avviarsi a conquistare un posto nella storia dell'arte, e molti altri per andare a finire i loro giorni in un lettuccio di qualche ospedale.