Convieni con me che in quest'affare della conferenza, non ti potevano capitare fastidi maggiori. Perduta la scommessa ora devi sopportare perfino la dedica di questa farragine di scioccherie.
Le disgrazie non capitano mai sole.
Sta' bene e ricevi una affettuosissima stretta di mano dal tuo
1º gennaio 1885.
Cesare Pascarella.
Signore e Signori,
Sapete? C'è stato un momento, un'ora fa, quando ho posto il piede in queste sale, che spaventato da un esercito interminabile di sedie vuote (Non potete immaginare quale effetto disastroso producano nell'animo di un conferenziere le sedie vuote!) spaurito da tutto questo apparecchio di tappeti verdi, e di bottiglie piene d'acqua inzuccherata ho avuto improvvisamente l'idea di ripigliarmi lo scialletto e il cappello, e d'andarmene.
Voi sorridete, Signora? Capisco ciò che significa il vostro sorriso. Voi pensate che se io me ne fossi andato, a quest'ora a voi sarebbe risparmiata la noia di ascoltarmi e a me lo scorno di stare quassù impacciato davanti a questo tavolino. Ma ora, o Signora, il rammaricarsi è vano; perchè io ci sono, voi, eh! voi ci siete; insomma noi ci siamo; e conviene, bene o male, a me di parlare e a voi di ascoltarmi.
Non potete immaginare quanto mi dispiaccia di non essere un valido e forte conferenziere! Eh, se lo fossi a quest'ora avrei già abbozzato una diecina di righe di preambolo, me ne sarei scivolato giù nell'argomento, e una volta nell'argomento felicissima notte! Poichè è proprio vero, che il difficile sta nel cominciare. Una volta incominciato, in fondo ci si arriva. Le idee son come le ciliege; una ne tira un'altra. Di ciliegia in ciliegia si arriva in fondo al piatto, come, bene o male, di idea in idea si arriva in fondo alla conferenza. Ma io, purtroppo! non sono un valido conferenziere. Io sono venuto quassù impacciato con la testa fra le nuvole; tanto che se io avessi bisogno di un bicchier d'acqua dovrei stare bene attento a non far accadere una inondazione su questo tavolino.
E giacchè sono in vena di fare delle confessioni, ci metto anche questa. Cinque minuti fa, quando sono sceso da quella stanza che mi parve l'anticamera dei sospiri, per venir qui, attraversando la sala ho gittato timidamente uno sguardo tra la folla ed ho visto tanti amici che mi guardavano ridendo e tante belle signore che mi osservavano curiosamente attraverso alle lenti degli occhialetti. I primi mi hanno rammentato la folla pigiata sotto ai funamboli che salgono sul soffitto del teatro per eseguire i loro difficili esperimenti, e mi è balzata alla memoria la considerazione che fa il popolano al vedere la vita dei poveri acrobati esposta al pericolo. Ricordate?