Quelle duecento lire ipotetiche, che riluccicarono all'improvviso fra il fumo delle pipe, fecero cessare il baccano. Io mi alzai e accettai la scommessa.

Ci stringemmo la mano, e, dinanzi a quattro amici come testimoni, furono stabiliti i patti.

La conferenza doveva durare non meno di tre quarti d'ora: nel dirla non dovevo avere nessun foglietto scritto sotto gli occhi e dovevo tenerla nella maggior sala del nostro Circolo artistico durante la stagione invernale.

Rimaneva da cercare il titolo.

— Dev'essere una conferenza artistica. — dissero tutti in coro.

— Benissimo. Il tema della conferenza l'ho già trovato.

— Quale è? — dimandarono molti.

— Il manichino! — risposi io.

Il vino sprizzò su la tavola dai vetri urtati festosamente. Passò qualche mese ed io, l'avversario accanito delle conferenze, il motteggiatore dei conferenzieri, divenni conferenziere a mia volta: e per un'ora e mezza parlai innanzi ad una folla di signore e di artisti, alla cui bontà dovetti il successo che ne riportai.

Ora, caro Onorato, la conferenza a cui tu hai dato origine con l'idea della scommessa, è data alle stampe, e voglio che il tuo nome vada unito al mio nella pubblicazione.