— Che cosa dicono queste campane? — dimandai alla mia guida; ed essa portandosi le mani agli orecchi per meglio raccogliere il suono, dopo di essere rimasta per qualche istante in ascolto con la testa bassa, aggrottò le ciglia e mi rispose con voce commossa: — Sona a gràndina.

— Dove?

A Casalvieri. — E il buon vecchio, appena incominciammo a scendere il monte, dopo di essersi fatto il segno della croce, prese a recitare alcune preghiere le quali secondo lui dovevano avere un effetto portentoso contro il flagello della grandine, e non si tacque se non quando arrivammo a Colle Fosso, una borgatella di una ventina di casupole dorate dal sole già vicino all'orizzonte. Colà, per riposarci, ci sedemmo sul margine di una fontana. Intorno a noi gli alberi ancora bagnati brillavano sul cielo purificato dall'uragano, e giù dai sentieri che scendevan dai monti e si perdevano fra l'erba verdissima cosparsa di fiori ravvivati dalla pioggia, sotto al languido svariar degli ulivi dai poderosi tronchi rintorti e maculati di musco, gruppi di contadine vestite di nero e col capo quasi nascosto da larghi e lunghi panni bianchi ricamati si avvicinavano alla fonte, cantando e reggendo orci di terra gialla ornati di pitture sanguigne. La foggia del vestire di coteste contadine mi piacque tanto, che volendo serbarne una memoria nella cartella dei miei disegni, non appena arrivai a Casalvieri ordinai a Mingaccio di trovare una donna disposta a servirmi da modello e di portarmela. Egli si allontanò ridendo e poco dopo ritornò tenendo per la mano una bambina col piccolo capo ricciuto oppresso dal peso di una enorme brocca di rame, e presentandomela mi disse: — Chessa, signoria, è chéllo che t'aggio potuto trovà'; chelle grande àvo pavura.

Bisognava adattarsi. Atteggiai la bambina come meglio potei, e mentre la mia guida mi lasciava di nuovo per andare a cercare un luogo dove passare la notte, incominciai a disegnarla. Una folla di curiosi mi circondò subito con tutta la sua ammirazione e con tutti i suoi più strani e goffi comenti, fra i quali ne udii con terrore uno che mi bollava, niente di meno! quale un esattore delle imposte mandato dal Governo a Casalvieri per mettere nuove tasse. Avevo appena incominciato a cercare il modo più persuasivo per ispiegare alle genti come io non avessi niente da spartire col fisco e le gabelle, quando all'improvviso una vecchia orribile sfondò il cerchio dei miei ammiratori e mi venne addosso agitando furiosamente le braccia. All'apparire della megera la modellina se ne fuggì spaventata ed io rimasi sbalordito ed attonito in mezzo ai popoli di Casalvieri, i quali ridevano e strepitavano dietro alla vecchia, che dopo di aver raccolta la brocca di rame lasciata in terra dalla bambina si allontanava urlando: — 'Ste cose jàtele a fa' a li paesi vostri! Chesta è carne ca nun se venne! Apprima la voglio accide' co' le mano mee!...

Per cercar di comprendere la ragione dei gesti e delle parole della vecchia mi approssimai a un contadino interrogandolo con lo sguardo ed egli mi rispose seriamente: — È ignoranzità. Già. Lei mi capite, ci attaccano idea. — E dopo di avermi squadrato dall'alto in basso e viceversa, mi chiese a bruciapelo: — Ma, scusa, tu di dove sei?

— Di Roma.

E si sei de Roma che venghi a fa' da 'ste parte?

Non sapendo come rispondergli mi diedi per ingegnere, e allora lui alzò le ciglia e, guardandomi con aria furbacchiotta, mi disse a voce bassa: — È inutile che fai, ho capito tutto. Tu venghi a fare il traforo.

— Bravo! — gli risposi subito, e avevo già principiato ad insegnargli il modo più pratico ed economico per bucare le montagne, quando Mingaccio venne ad annunciarmi di aver trovato il luogo ove avremmo potuto andare a dormire. Cominciava a farsi buio e ci mettemmo immediatamente in cammino. E cammina cammina, dopo di avere attraversato il paese e di avere percorsa una strada lunga e larga, sassosa e fangosa, fiancheggiata da vecchi olmi, arrivammo dinanzi a un grande casamento nero ove fummo accolti graziosamente dal furioso abbaiare di molti cani incatenati sotto a parecchi carretti carichi di ceste e di bigonce dalle quali usciva e si disperdeva nell'aria umida e tepida un calido e piacevole odore di frutta.

Mentre Mingaccio badava a rabbonire i cani e chiamava ad alta voce il padrone della locanda, gli occhi mi andarono in cima all'arco di un androne, che metteva ad un cortile pieno d'altri cani e di altri carretti, e rischiarata dalla luce fioca di una lanterna, intorno a cui svolazzava qualche nottola, vi lessi questa iscrizione: — SI AFFITTANO LETTI CON COMMODO DI STALLA.