Riletto il foglio, lo piegò accuratamente, lo mise in una busta su cui scrisse l'indirizzo di Nanà. Avvolse la lettera in un foglio di nitida carta, poi si alzò e andò ad una sedia su cui stava un manicotto di martora e, come se i tre stranieri non fossero stati, presenti a quell'operazione, vi infilò la sua letterina.

Comparve l'avvocato accompagnando una signora fin sulla soglia dell'anticamera.

Il giovane balzò all'uscio impallidendo visibilmente.

La signora era Nanà, la quale aveva posato il suo manicotto su quella sedia poco prima di entrare nello studio.

—A rivederla, dunque, caro Delguasto; noi siamo intesi—disse
Nanà—poi volse il capo come cercando qualche cosa intorno.

—Il suo manicotto è qui—disse il giovinetto precedendola all'uscio della anticamera.

Nanà strinse la mano all'avvocato ed uscì. Ernesto, quand'ella gli ebbe volte le spalle, si fe' sentir a dire: che angelo!

* * * * *

—In che cosa posso servirli?—disse l'avvocato ai tre Austriaci, che s'erano levati in piedi duri come stoccafissi in estate…

—Noi essere fenuti da voi per avere bisogno di vostri consigli—rispose Leopoldina.—Restino serviti.