—Oh, guarda mo', povera disgraziata!—sclamò allora la Gianella, che s'era data subito a credere al barzellettatore.—Ed è viva ancora?

—Altro che viva! Si dice anzi che ieri, dopo soli tre giorni, sia andata dal Cabrino a ballare.

Un barlume di sospetto che il suo compagno d'arte si burlasse di lei, passò negli occhi sorridenti della Gianella.

—Per bacco! Dieci? Saranno ben piccini.

—Ma che!—rispose l'altro colla più imperturbabile serietà—sono tutti grossi, al contrario, come bimbi di un mese.

—Ma bisogna dire allora che essa sia una gran macchina di donna.

—Lei? Non è più grossa di te.

La Giannella portò le due mani sul grembo, come per assicurarsi che in esso non ci avrebbero potuto stare dieci marmocchi.

In quel punto gli astanti che non potevano più reggere, scoppiarono in una fragorosa unanime risata.

—Ah! Voleva ben dir io!—sclamò la buona Giannella, guardandosi intorno ramminchionita e sorridente.—Che cosa ne so io? Se ne sentono tanti adesso di felòmeni!