Nanà entrò.

Dopo gli abbracci, i saluti, le congratulazioni colla artista cominciarono i complimenti da parte di Sappia e di Rubieri che madama Blanche le presentò.

Questi da vero artista, che ha il diritto di rilevare più che altri, le bellezze formose nella donna, scoccò a Nanà un complimento così plastico, che questa ne restò colpita ed estatica.

Allora ella gli parlò subito del desiderio di avere da lui un ritratto in marmo. Gli domandò il permesso di andar il giorno dopo a visitare il suo studio.

Quanto al marchesino Sappia egli era così commosso dalla vicinanza di Nanà che balbettava, e per mostrar disinvoltura faceva invece la corte a madama Blanche.

Madama Blanche, che aveva mangiata subito la foglia, accettava quella corte di ripiego con molta ironía. Ella si era messa allo specchio e truccandosi faceva mostra di non sentir le lodi che Rubieri profondeva a Nanà, perchè quelle lodi… fatte a un'altra, nel suo camerino, la seccavano enormemente.

Finalmente il Sappia interpellato da Nanà dovette volgersi anche a lei. E allora si capì perfettamente che quelle due creature, le quali pareva proprio si vedessero per la prima volta, s'erano conosciute altrove… di sfuggita, misteriosamente, da un gran pezzo forse, ma s'erano già vedute in qualche altro luogo di questo mondo.

Una frase di Nanà tolse ogni dubbio a Rubieri e a madama Blanche.

—Voi siete sempre un gentiluomo, non è vero?—domandò Nanà a Sappia, accomiatandosi e stringendogli la mano molto inglesamente. A cui Sappia aveva risposto:

—Ne potete dubitare? Non temete nulla da me.