Il giorno dopo della sera che Filippo rivide Nanà a teatro—era un sabato—si trovava possessore dell'ultimo, unico, estremo suo biglietto da mille lire; con ottocento di esse doveva soddisfare a un debito di giuoco rimastogli della sera innanzi, col resto tentare per l'ultima volta la sorte. Se questa gli fosse stata avversa si sarebbe fatto saltar le cervella. Lo aveva fissato e gli pareva di aver il coraggio di non mancare al proposito.

L'incontro di Nanà a Milano era un fatto che doveva influire grandemente su questo progetto. Egli non si accorse di desiderare ancora ardentemente quella donna. La miseria è tal cosa che tronca ogni desiderio superfluo. La galanteria all'aspetto di questa si spaventa e fugge.

Nanà s'era accorta ch'egli doveva essere in miseria. Le donne in questo hanno un fiuto straordinario. Essa che lo aveva conosciuto a Parigi soltanto tre anni prima splendido e prodigo, vestito assai bene, lindo, profumato, aveva capito a prima vista la differenza.

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Era di poco battuto il tocco quando Nanà entrò nella camera di Filippo. Essa entrò sorridendo e mostrando fra le labbra le sue mirabili due fila di denti, coll'aria trionfante di una donna la quale sa di render all'uomo che essa va a trovare uno degli onori più grandi che creatura umana possa fare ad un suo simile.

Ma dato un rapidissimo sguardo intorno in quella camera di Filippo fece una smorfia colle labbra e cogli occhi, nella quale si sarebbe veduto chiaramente un senso spiegatissimo di delusione e di disgusto.

Filippo voltava le spalle all'uscio pel quale Nanà era entrata, e stava tutto assorto, sotto ad una finestra, in una operazione discretamente eteroclita.

L'aspetto di quella camera aveva dato di botto sui nervi a Nanà. Eppure la era una stanzetta ordinata, pulita, ammodo. La stiratrice che era venuta poco prima a recar a Filippo la sua scarsa biancheria della settimana non rifiniva di lodarla. Ella trovava che ci si sarebbe stati bene anche in due. Non un filo fuori di posto; non una macchia, non uno sdrucito.

Ma agli occhi di Nanà c'era del superfluo che guastava ogni cosa.

Sulle pareti, per esempio, in cornici di finto ebano stavano appese quattro stampe rappresentanti quattro episodi del vecchio testamento: abbominî di disegno, di composizione e di colorito. E Filippo non se n'era mai accorto!