—Neppur un bacio?
—No. Un mio bacio o non deve valer denaro o deve valere dei milioni.
—Poumh?
Filippo dalle sortite di Nanà era continuamente disorientato. Quello spirito pieno d'ordine, abitudinario, limitato e timido non capiva le eccentricità di Nanà. Lo facevano ammutolire.
Allora quello sventurato, che teneva nel portamonete il danaro, col quale doveva pagare nelle ventiquattro ore il suo debito di giuoco della notte prima, trasse di tasca il portamonete e fece atto di cavarne il biglietto da mille.
—No—disse Nanà alzando la mano verso di lui.—Ora non li voglio più.
—Perchè non li vuoi più?—domandò con crescente esterefazione
Filippo.
—Sei sfortunato oggi—sclamò Nanà sorgendo in piedi e ridendo un poco sforzata.—Se tu mi avessi dati que' mille franchi senza dir parola, se invece di pensare al compenso tu mi avessi fatto vedere che non pensavi ad altro che a rendermi un servizio, puoi star sicuro che…. Capisci bene; tu mi conosci già! Così me ne vado. Addio.
Filippo mise in tasca il portamonete.
Lo sguardo con cui Nanà accompagnò quella ritirata nelle tasche, mentre stava per volgere le spalle al giovane, fu una piccola iliade di ironia e di disprezzo.