Il vecchietto si volse al suo compagno gli fè cenno di venir innanzi e schiuse l'uscio.
Nella stanza dove erano per entrare il parrucchiere e Filippo Marliani stavano raccolte tre persone due uomini e una donna.
Gli uomini erano entrambi in quell'età che non è giovinezza ma che non si potrebbe ancor dire maturità.
La donna nei quarant'anni, che vestiva con volgare eleganza e mostrava un viso campagnuolo e rubicondo da farla giudicare per una fittavola o per la moglie d'un pizzicagnolo, era la signora Bibiana.
Quelle persone se ne stavano sedute in silenzio a ridosso della luce che entrava da due finestre a vetri smerigliati, a destra e a sinistra d'un altro uscio, che metteva nel cortile. In tal modo i tratti del loro viso restavano in ombra mentre essi avevano il destro di vedere perfettamente rischiarato il volto di chi fosse venuto a parlar con loro. Facevano come certe donne sul tramonto che vogliono nascondere le grinze ai loro visitatori.
—Venga avanti signor Giovannino—disse un di coloro al parrucchiere, che aveva domandato licenza di entrare.
Questi si fermò accanto all'uscio lasciando il passo a Filippo
Marliani.
Gli occhi dei radunati si fissarono curiosamente; nelle sembianze del giovane sconosciuto.
—La chiuda l'uscio—disse la signora Bibiana al signor Giovannino.—E lei—ripigliò volgendosi a Filippo con un sorriso—la tenga pure il suo cappello in capo e s'accomodi.
—Comodissimo—rispose questi sedendosi sulla prima sedia che si trovò d'accanto.