—Conte Filippo Marliani andrebbe a maraviglia.

—Le faccio osservare che io sono già molto conosciuto a Milano.

—Bene, abbandoniamo la contea e lasciamo supporre che lei abbia fatta una vincita in lotto.

—Ma io non mi presterò mai a gabbare il mondo così—disse il
Marliani.

—Lei non deve che lasciarlo credere—saltò su la Bibiana.—Ci penseremo noi a propalare la notizia come si deve. Lei non dovrà far altro che dissimulare e non dire di no. Questo è facile.

—Manco male!—biascicò il Marliani che di transazione in transazione si lasciava persuadere a diventar un fior di briccone.

—Fra quindici giorni esporremo la ditta al pubblico e cominceremo gli affari. Intanto dirameremo al commercio le circolari e scriveremo le lettere firmate da lei a tutti i corrispondenti. Il locale della ditta è già preso. È in via Valpetrosa. Se crede adesso possiamo andarvi insieme a vederlo.

Su questo invito della signora Bibiana la congrega si sciolse e Marliani, colla grassona, entrarono in un brougham e a cortine calate si fecero portar in via Valpetrosa. Esaminato il locale, il Marliani corse difilato a pagar il suo debito di giuoco col biglietto da mille, per avere il quale aveva venduta la coscienza di galantuomo.

VII.

Fra le otto dichiarazioni d'amore, ricevute da Nanà quel tale venerdì, non ce ne furono che due fortunate e degne di risposta: quella del Marliani e quella del conte Enrico O' Stiary.