A lui Nanà rispose così:
"Signore,
"Voi desiderate essermi presentato? Io straniera, libera di me stessa, venuta in questa vostra bella Italia per dimorarvi forse a lungo, trovandovi un'aria confacente alla mia salute e al mio appetito, sul punto di rimettermi al teatro, avrei cattiva grazia se rifiutassi l'onore di fare la vostra conoscenza.
"Avendo stabilito adunque di riunire in casa mia i signori ai quali fui raccomandata e che ebbi il bene di conoscere in questi giorni di mia residenza in Milano, vi esprimo il piacere, signor conte, che avrei di vedervi da me a pranzo domani, sabato, alle sei e mezza, nel mio nuovo alloggio di Via Rastrelli.
"TERESA."
* * * * *
Fu uno de' non meno strani capricci da cocotte parigina codesto, di vedere riuniti a tavola tutti i suoi adoratori di Milano.—Anzi ella spinse il capriccio fino a trovar modo di averci presente anche uno dei non presentabili, il cameriere dell'albergo, che l'aveva servita a tavola ne' primi giorni, il quale, come già dissi, le aveva confessato, che se ella gli avesse comandato di buttarsi giù dalla finestra, le avrebbe obbedito sull'istante. Lo volle presente anche lui, e lo chiese in prestito all'albergatore per servire la tavola.
Nanà si riprometteva da quello spettacolo un gran divertimento tutto intimo. S'imaginava che nessuno di quegli otto o dieci signori sapesse dell'amore dell'altro, e godeva di vedere che muso si sarebbero fatto reciprocamente. Si ricordava della famosa cena data a Parigi, per festeggiare il successo delle Varietès, e contando sulle dita gl'innamorati presenti allora, trovò che a Milano erano aumentati di numero.
Il pretesto per quell'invito era trovato. Ella voleva posarsi come artista della Compagnia Blanche et Babil. Dopo pranzo, ella avrebbe cantati dei couplets e avrebbe fatta una scena a monologo per mostrar al direttore della Compagnia francese, che ella non era un'oca, come pur qualcuno insolente le aveva detto a Parigi.
Era dunque necessario un pubblico.