—Egli non dirà nulla. Me ne ha dato anche lui la parola d'onore. Egli mi ama ancora.

—Ora ditemi almeno che cosa posso io sperare da voi?

—Niente e tutto—rispose Nanà col suo più incantevole sorriso.

—Spiegatevi.

—Vi dirò; io non sono più la donna che voi avete conosciuta a Parigi, in un momento di crisi terribile. Io sono assai migliore. Sono diventata immensamente difficile e rangée. Ora è necessario conquistarmi per possedermi; sappiate conquistarmi e chissà ch'io non diventi la vostra amante.

—Ah!—sclamò il Sappia spiegando nella frase che stava per dire, un lato caratteristico dell'indole meneghina.—Volete farmi fare tanta fatica?

—Ma no! Voi siete uno dei giovani più simpatici e più ammodo ch'io abbia conosciuti. Non dovreste far tanta fatica! Vi basta? A rivederci. Non vorrei che la vostra Luisa si insospettisse di me.

E si allontanò.

* * * * *

Mezzo minuto dopo la Luisa domandava a Sappia.