A un certo punto questa s'attaccò al braccio di Sappia e lo condusse nella strombatura d'una finestra.
—Ascoltate—gli disse.—L'altra sera in teatro non potevo dirvi chiaramente quello che mi preme di dirvi ora. Voi, per mia sventura, mi avete conosciuta a Parigi in un luogo dove, Dio mi è testimonio, io c'era andata due o tre sole volte… per ragioni che se le sapeste mi compatireste assai…
—Lo credo—disse il Sappia con una certa convinzione.
—Mi giurate voi marchese che sarete abbastanza gentiluomo, per non dir a nessuno, almeno finchè starò in Milano, che voi mi avete conosciuta in quel luogo?
—Io ve l'ho già promesso una volta ed ora vi ripeto se volete il giuramento.
—Mi basta e vi ringrazio,—disse Nanà stendendogli la mano.—Voi avrete sempre in me una amica devota.
E stava per staccarsi da lui; ma il Sappia la trattenne.
—Ricordatevi però che fra i presenti io non ero solo a quel convegno, e che non fui nemmeno il fortunato.
—Lo so. Volete parlare di Marliani?
—Sicuro.