—Lo so, lo vedo.

—E null'altro?

—Ma che cosa vorreste vi rispondessi, mio Dio!—rispose Nanà sottovoce.—Io ci tengo che voi abbiate di me una buona opinione. Io sento che verrà forse un giorno in cui io potrò essere infelice, e voglio farmi dei veri amici, i quali abbiano per me dell'affezione calma e della stima. Se io vi dessi delle speranze, e che poi non dovessi esaudirle, mi farei un nemico di voi. È meglio che ci fermiamo qui.

E s'allontanò anche da lui.

—Oh Nanà!—sclamò il giovinetto vedendola staccarsi così presto. E disse quel Nanà come un uomo che s'annega e che cerca soccorso alla sponda.

Nanà comprese quello spasimo, e sorrise fra sè, beata. Essa lo considerava come un piccolo tributo dovutole, e ne godeva. L'idolo, sotto al cui naso si brucia tutto il giorno dell'incenso, ne sentirebbe forse ancora il profumo, per quanto avesse narici per sentirlo? Ormai ell'era troppo avvezza a vedere uomini agonizzanti di amore a' suoi piedi.

"Tutti fanno lo stesso a Milano come a Parigi!—pensa Nanà—Sarei quasi per desiderare che Enrico facesse diverso del solito! S'io giungessi a farmi sposare da lui a furia di amor vero, di amor sincero, che mi facesse redenta a' miei occhi… ed anche a' suoi, quando venisse a sapere il mio passato?

* * * * *

Qualcuno in quel mentre si fece udire a parlare di Garibaldi e della guerra sui monti.

Nanà sapeva che Enrico vi aveva preso parte.