—Sì, sì—gridò. E tutti udendo la voce di lei tacquero come per incanto.—Conte raccontateci qualche aneddoto della guerra. A me piacciono le storie di guerra.

Enrico si schermiva. Il Sappia si alzò a magnificare un certo aneddoto dei piedi gelati, che secondo lui era una bellezza.

Non si è mai traditi tanto bene, come da' proprî amici.

—Ha un aneddoto che è delizioso—gridò il Sappia…—Racconta Enrico l'aneddoto dei piedi gelati.

—Sì, sì, vogliamo i piedi gelati—si gridò da ogni parte.

O'Stiary s'arrese.

—La cosa è semplicissima—disse.—Eravamo in distaccamento avanzato in cima a una montagna tutta coperta di neve. Faceva un freddo da lupi, e io lo pativo tanto ai piedi da veder le stelle anche di giorno. Non c'era nè bevere acquavite o rhum, nè portar doppie calze di lana, nè camminare e saltare, io li avevo sempre gelati. Un giorno mi lamentavo di questo incomodo con un vecchio garibaldino d'un altro battaglione, un povero diavolo, contadino di origine, che mi aveva reso qualche servigio, ma non mi conosceva più che tanto. Lo vedo spalancar gli occhi e dirmi:

"Ma diavolo! Perchè non l'ha detto prima a me?

"Che! Voi avreste un rimedio contro il freddo a' piedi? gli domandai io.

"Altro che! mi risponde. Un vero tocchesana, un rimedio infallibile, caro camerata.