—Provarvi in che modo?—domandò Nanà. E volgendosi repente a un invitato che s'era messo al pianoforte e vi traeva degli accordi, gli gridò:

—Ma volete finirla voi?

—Io vi propongo di farvi il ritratto, mezza figura, nel mio piccolo studio.

L'emozione di Enrico, mentre faceva a Nanà questa proposta, era grandissima. Egli sembrava di marmo, tanto s'era fatto pallido ed immobile aspettando la risposta di Nanà. La sua voce era tremolante.

Nanà sorridendo, cogli occhi abbassati, che si sarebbero fin detti modesti in quel punto, faceva saltar sul palmo la nappetta d'un cuscino che le stava accanto. E non rispondeva. Essa cominciava a trionfare e assaporava con voluttà il piacere della vittoria.

Enrico ripetè:

—Non volete?

Nanà gli stese la mano, e rispose:

—Ci si può riflettere.

E lo piantò là, perchè… forse… qualcuno l'aveva chiamata.