—Va bene. Dalla Romea.

E si lasciarono.

IX.

Fra le segrete nemiche di Nanà, la più invidiosa, la più astiosa, la più caina di tutte era la bella acquavitaia.

Dal giorno del pranzo era partita dalla casa di Nanà con un odio intenso e furibondo. Esecrava cordialmente quella Francese che era tanto più bella di lei.

Quand'essa vedeva passare Nanà dinanzi la sua bottega, si sentiva pigliare la gola da una specie di stringimento nervoso. Lo confessava ingenuamente ella stessa; e allora non poteva tenersi dall'uscire in qualche frase molto meno spiritosa dei liquidi che teneva negli scaffali della bottega.

Ella, come si sa, rispondeva al poco dolce nome di Romea, che è il femminile dell'amante di Giulietta.

C'è a Milano un proverbio che dice: offellee fà el to mestee. L'offellaia o l'offellaio, che tralascia di far offelle, per darsi ad altra occupazione, pare destinato a non far fortuna. La Romea non aveva voluto dar ascolto al proverbio e s'era messa in capo di arricchire, vendendo acquavite chic ed altri gèneri; ma non riusciva ad accozzar la cena col desinare.

Tranne che nel naso, sporgente a triangolo appuntato, come il fiocco d'un bastimento, la Romea dai capelli alle spalle era una bella creatura; chiome, occhi, bocca, orecchie, denti, mento, colla sua brava fossetta, tutti belli. Ma il resto, dal collo in giù, non valeva nulla: un bastone da scopa abbigliato, senza grazie, nè risalti, nè curve, sia dinanzi che di dietro, che di fianco. Mani discrete, piedi ignobili.

Peccato che il viso fosse, come dissi, guastato da un mòccolo, che si spingeva troppo in fuori e che pisciava un tantino in bocca. Veduta di profilo, infatti, la Romea appariva proprio grandemente antipatica. Quand'ella era di malumore poi—e lo era otto giorni alla settimana—compariva disgustosa addirittura. Le rughe che partono dai lobi del naso e scendono giù da una parte e dall'altra della bocca le si disegnavano profonde sulle guancie, e il labbro inferiore arrovesciato e floscio le spenzolava allora sulla bazza; gli occhi stessi, che nei giorni rari di lietezza—se le capitava, per esempio, di vendere una ventina di bottiglie o di far cento lire di banco—sfolgoravano come due stelle, quand'era dannata, parevano due grandi buchi da scaldaletto.