Una certa consolazione le veniva dal credersi affascinante e piena di spirito. Questa doppia certezza le usciva fin dai pori ad ogni dieci frasi. Se nessuno glielo diceva, lo diceva lei. Nessuno dei suoi pochi avventori si dava la pena di disingannarla. Anzi, forse senza pensarci, facevano di tutto per tenerla nella sua beata illusione; e, qual più qual meno, in cuor loro tutti la godevano.
Ella s'arrabbiava, di vedere, che con tante splendide doti gli affari in bottega non andassero una maladetta! Le pareva impossibile che tutta Milano non corresse a bevere l'amaro da lei, per ammirarla almeno una volta al giorno e accender l'appetito. Strabiliava! E per vendicarsene si ricattava sui pochi, e distribuiva loro la sua merce a gran risparmio, calcava la penna sui prezzi e rompeva loro continuamente le scatole, perchè comprassero delle bottiglie di cui non avevano bisogno.
Romea presentava una particolarità molto singolare. Essa era estrema tanto nel biasimo, come nella lode, e mutava repentinamente questi due termini con una volubilità, che faceva rider assai alle sue spalle gli avventori.
Per cinque, sei, otto mesi ella era capace di portare alle stelle il tale. Egli era per lei un gentiluomo perfetto, pieno d'ingegno, affabile, largo, prudente, saggio. A un tratto lo dipingeva come il più ladro e il più briccone uomo di questa terra. La poverina non s'accorgeva, che chi la sentiva a parlare così aveva più memoria di lei, e sorrideva di pietà, dandole segretamente della scimunita. La vanità ingenita le faceva credere in buona fede che tutte quelle sue nuove calunnie, nate in un'ora, dovessero trovare orecchie indulgenti, ed essere prese per oro da trenta carati, e cancellar d'un tratto la stima sincera ch'essa aveva dimostrata per sì lungo tempo verso il calunniato.
Col giovane di bottega poi ella era feroce.
Nel momento in cui il signor Bonaventuri entrava in bottega per trovarsi al fissato appuntamento, la Romea stava appunto apostrofando il fattorino colla sua solita buona grazia, perchè aveva rotto un bicchiere.
Il povero giovincello, entrato in bottega da soli due giorni—giacchè la Romea aveva l'abilità di mutare cinque o sei giovani la settimana—era lì tutto mortificato sotto la gragnuola di ingiurie, che quel cherubino di donna gli scagliava dal banco.
—Asino, marmotta, imbecille…. Coi bei guadagni che si fanno! Credi tu che io vada a rubarli i cristalli e arrotati per giunta? Due franchi fra i quali andati al diavolo anche stamattina. Ma te li farò pagare. Oh se te li terrò giù!
Il Bonaventuri si siedette.
—Signor Bonaventuri!—disse Romea col suo sorriso stereotipo.—Beato chi lo può vedere. Come va?