—Bene, grazie—rispose secco il Bonaventuri. Poi, al giovane che era lì lì per piangere.

—Dammi un Fernet senza Seltz…. Che cos'hai che mi sembri Longino peccatore?

Quindi, senza aspettare la risposta, di nuovo alla Romea:

—O'Stiary è stato qui?

—Sì—rispose la donna—e mi disse infatti che doveva trovarsi con lei per un certo non so che, e una cosa e un'altra, e che sarebbe tornato fra un'ora. Può stare a momenti. A proposito… debbo mandarle a casa una dozzina di bottiglie di champagne?

—Balorda, chiaccherina!—pensò fra sè Silvestro Bonaventuri. Quanto alle bottiglie, non diede risposta.

Il Bonaventuri aveva indosso quella specie di cascaggine e di svogliatezza, che deve significare un mondo di belle cose sottintese. Non ci sono che gl'ingenui, i quali non ne capiscano la forza e la portata! Egli aveva una faccia perfettamente insignificante, floscia, avvizzita, sbasita, tra il giallognolo ed il livido, e la teneva così con gran cura tutto l'anno. Guai se alcuno avesse potuto sospettare di lui che la notte dianzi egli fosse andato a casa a dormire come un bravo figliuolo non ubbriaco, o non fosse uscito da poco da un'orgia, da una bisca o da un bordello. La sua ambizione era tutta lì!

—Ehi—gli disse la Romea—è passata poc'anzi di qua la Nanà, con quella sua andatura da gonfianùgoli, ma non ha guardato dentro. Era accompagnata fra i quali da un giovinotto biondo, che parava venezievole. Uno nuovo!

Bonaventuri alzò le spalle e disse brutalmente:

—Che me ne frega a me?