Essa lo distingueva bene fra tutti quanti.

Enrico, il giorno prima, aveva portato a Nanà i diecimila franchi avuti dalla ditta Marliani e C., e Nanà li aveva accettati; ma era stata con lui più fiera che mai. Uscendo da lei, era stato preso per reazione da una specie di rimorso, da una resipiscenza amorosa per la sua bella Elisa; aveva giurato di star lontano per qualche giorno da Nanà ed era venuto alla villa Martelli per riveder la fanciulla come se sperasse in quel dolce e onesto sguardo trovare la consolazione al disinganno de' sensi.

Le giunse a ridosso credendo di non essere stato udito, e ristette ad ammirarla; e in quel punto sentì il suo amore per lei moltiplicato dal dispetto e dal tormento che Nanà gli aveva fatto durare il dì prima; le si mise accanto.

Essa alzò lentamente le pupille addolorate in viso ad Enrico sorrise e la sua fisonomia fu come illuminata da un raggio di gioia divina. Stese la mano al giovine, e gli disse:

—Sei qui, Enrico? Oh, non ti aspettavo più.

Enrico vide negli occhi della fanciulla brillar due lagrime, preziosi gioielli dell'immeritato tesoro di tenerezza, ch'egli aveva racchiuso in quell'anima innamorata.

—Che hai Elisa?… Tu sei malinconica—le disse Enrico mettendosi con lei al davanzale.

—Ti pare?—sclamò sorridendo la fanciulla con molta dignità.

—La balia ieri sera mi parlò di te.

—Che cosa la ti disse?