—Come al solito, di nero.
—Grazie—rispose Enrico, e uscì turbato.
Era quello il primo attacco di gelosia che risentisse di sua vita.
Ora come assicurarsi? Come avere le traccie di lei? Dove rincorrerla?
Dove sperare di trovarla?
Ricorse anche lui al solito mezzo comune, antico, volgare, come i sospetti negli innamorati e la cupidigia nelle cameriere, ma sicuro sempre, per quanto sfruttato da secoli.
Tornò indietro, levò dal portamonete un biglietto da dieci lire, lo pose in mano al portinaio, che si guardò bene dal ritirarla senza di esso, e gli disse:—Stasera quand'essa torna a casa ne avrete il doppio se mi saprete dire da chi è accompagnata e se verrete ad avvisarmene subito. E gli diè l'indirizzo.
—Signor conte illustrissimo—sclamò il portinaio cavando il berretto fino a terra—lei sarà servita.
"Guadagnar trenta lire, solo per accontentare un capriccio di innocente curiosità ad un bel giovane… non c'è male" pensava il portinaio. "A Milano queste cose si vedono di rado."
Verso la mezzanotte Enrico si vide comparir dinanzi, nel luogo fissato al convegno, il valentuomo sorridente, che gli narrò come avesse avuta la pazienza di stare dalle nove fino allora ad aspettar nella via il brougham, che doveva portar a casa la signora Nanà.
—Ebbene? Con chi tornò?