Bibò diè un passo innanzi. Nanà uscì fuori in fretta si cacciò nel suo brougham e disparve ridendo sempre.

Bibò e Fiffo fecero una lite impiccata e tale, che se ne ricordano ancora oggi i casigliani.

Il lettore se la imagini.

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—"Uno è a posto!" pensò Nanà. Ora al marchese Sappia. Da lui saprò se è vero che Enrico è rovinato… In tal caso mi attacco definitivamente al principe; lo obbligo a dividersi da sua moglie e vado in Russia con lui.

Il marchese Ferdinando Sappia aveva le sue entrate notturne da Nanà al martedì e al sabbato. Questo fatto urterà i nervi e il senso morale di ogni persona ben nata; urtò anche i miei. Ma ne ha colpa forse il romanziero se certe donne sono proprio così fatte?

Se le adulate, se nascondete _il vero _su di esse, dov'è la morale?

Il Sappia era uno dei tre a cui la cortigiana parigina impartiva i suoi favori—lei credeva in gran segreto,—per soddisfare a' imperiosi bisogni di donna afrodisiaca, e al suo bilancio eternamente in deficit, come quello del regno d'Italia; malgrado che a rimpinzarlo ci avessero già pensato in quattro: Marliani, O'Stiary, Sappia e Kuvasoff.

Quanto al principe Kuvasoff, era ammogliato ad una mongola, brutta e gelosa come una gatta in aprile, e teneva un appartamentino per gli appuntamenti con Nanà in una nota via.

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