—Come non fidarmi?
—Vieni a trovarmi dopo pranzo, ma non dopo le otto. Saremo soli e discorreremo. Ti dirò tutto quello che avrò ottenuto per te dal mio nuovo… grande industriale.
—Come ringraziarti?
—Non voglio ringraziamenti; voglio soltanto essere tua amica e star certa che tu non mi vuoi far del male.
Nanà si era levata in piedi e aveva stesa la destra a Marliani per congedarsi.
—Non ne dubitare, angelo mio—disse Marliani ricominciando a imprimere un'altra sonora dose di baci sulla di lei mano.
E fu in questo punto e sulla frase: "non dubitarne, angelo mio" che Bibò fece la sua tacita comparsa dalla fatal porticina di fronte alla scrivania.
Nanà aveva già voltate le spalle a quell'usciolo e non vide Bibò. Soltanto che, udì il Marliani, il quale, tutt'a un tratto, cambiando perfino il tono di voce, soggiungeva:
—Questi baci fatti così, e quella frase "angelo mio" detta da lei in tal modo, sono certo faranno crollare il teatro sotto gli applausi.
Essa si volse indietro come per dirgli: "ma cosa diamine mi vai farneticando ora?" vide Bibò, terribile, colle mani sui fianchi, la faccia scarlatta, le furie nello sguardo capì tutto e non potè a meno che scoppiare in una omerica risata, dicendo a Marliani: addio, addio!