—Vedi dunque che ho fatto bene a venire da te. Io non so quando partirò, ma nel frattempo tu puoi figurarti quanto io ci tenga che i miei amici non sappiano nulla di brutto sul conto mio. Noi dunque dobbiamo tornare amici, almeno fino alla mia partenza. Poi ci scriveremo… È così bello sapere che si hanno qua e là dei cuori che pensano a noi, che ci vogliono bene. Accetti?

—T'ho già detto, Nanà, t'ho già detto che a te nulla si nega—rispose il giovine che sentiva a sfumar dall'animo dolce ogni risentimento verso quella strega di bellezza.

—Ebbene, ascolta un mio progetto su di te. Dal giorno che ti seppi in cattiva posizione, io ho pensato di far qualche cosa a tuo vantaggio. Vedi che io ho cuore. Avrei trovato il modo di farti qui in Milano una buona posizione.

—Tu?

—L'uomo col quale debbo partire—disse Nanà—tiene qui a Milano moltissimi interessi bancarî e commerciali. Io ho il potere di farti nominare suo rappresentante. Si tratta per te di otto o diecimila franchi di guadagno all'anno.

Marliani stentava a credere alle proprie orecchie. "Possibile che Nanà—Nanà egoista, Nanà spensierata, Nanà prodiga, Nanà alienissima dagli affari,—fosse così buona e così provvida per lui?"

—Tu mi colmi—disse egli prendendo una mano della bella e baciucchiandogliela con passione. Stasera ti porterò i due mila franchi.

Ah, se la Bibò fosse entrata in quel momento!

I baci di Marliani erano espressivi al punto da scrocchiare sulla pelle di Nanà come la frusta d'un postiglione in grazia divina.

—Ascolta dunque—ripigliò Nanà ritirando dolcemente le mani da quelle di Marliani.—Io non posso metterti in relazione qui a Milano con lui, perchè egli non vuol essere conosciuto. Ma ti fidi di me?