Il giorno dopo tutta Milano,—voglio dire la tutta Milano settembrina, che ha tempo e voglia di occuparsi dei fatti altrui—parlava della sparizione di Nanà e di quella contemporanea del conte Enrico O'Stiary.
Quanto al principe Kuvasoff egli si fece veder al Corso in coupè allato di sua moglie, e non lasciò Milano per Venezia che il giorno dopo.
Ma che cosa era capitato ad Enrico O'Stiary?
Due ore prima di quella fissata alla partenza con Nanà egli era andato da lei, e aveva trovato dal portinaio questo biglietto:
"Caro Enrico,
"Siamo sorvegliati. È impossibile andar via insieme. Io deludo lo spionaggio di chi potrebbe impedirmi di partire con te e parto subito. Mi troverai a Torino al Feder, a meno che non mi tocchi di continuare il viaggio fino a Macon.
"A rivederci.
"TUA NANÀ."
Enrico questa volta non ebbe sospetti gravi; ma sentì una specie di maraviglia disgustosa, che ci fosse taluno il quale potesse impedire la partenza di Nanà. La sua mente corse tosto a Aldo Rubieri, ch'egli credeva suo fortunato rivale, e fu lì lì per andare da lui a chiedergli una spiegazione. Ma consultato l'orologio capì che non aveva tempo da perdere; mandò Aldo al diavolo in cuor suo, e giubilando al pensiero che fra poche ore si sarebbe trovato al fianco della donna adorata, si fece condurre alla stazione dove pranzò; quindi partì per Torino.
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