—Io spero che anche lei sarà del mio parere, che sia necessario trovare un mezzo di non lasciare che si venda la possessione e questa casa.

—Ma io credo—osservò il Marliani—che tanto una che l'altra siano già state vendute stamattina.

—So ben ch'ella mi burla. Io, tutore del conte dovrei saperlo prima di chiunque.

—Il conte O'Stiary è tornato a Milano oggi stesso, e da due giorni ha compiti i ventiquattro anni.

—Tutto questo lo so benissimo, ma le assicuro che la vendita delle sue proprietà non può essere stata fatta senza che io ne sappia nulla, e spero che lei sarà d'avviso che al giorno d'oggi chi vende si rovina e chi compera non sa mai neppur lui di aver fatto un buon affare. Dunque la creditrice sarà più contenta di vedersi pagata alla scadenza con uno sconto regolare, ma con moneta più o meno sonante.

—Ah, certo. Meno seccature.

—Allora non ci resta che fissare d'amore e d'accordo la cifra del debito del conte per poter ritirare tutte le sue cambiali.

—Eccola—disse il Marliani—e cavato di tasca il portafogli rimise a don Ignazio una carta su cui c'era la distinta delle scadenze del figliuol prodigo.

Don Ignazio ne fu spaventato. E sapeva che Marliani non era il solo creditore.

—Cosa facciamo?—domandò egli dopo alquante geremiadi, che trovarono un impassibile ascoltatore nel Marliani.