—Come dice?—sclamò egli allungando il collo e fingendo di non aver capita la domanda del notaio.
—Dico che qui bisogna tagliare, tagliare e accontentarsi.
—Ah, non credo che la mia cliente ci voglia sentire da questo orecchio. Ella non può assolutamente rinunciare ai proprii diritti.
—Ah, quando lei parla di diritti—sclamò il notaio riscaldandosi—io le farò memoria che le cambiali del conte sono valevoli quanto quelle di un minorenne.
—Domando scusa—ribattè freddamente il Marliani.—Noi sapevamo, del resto, che il conte, minorenne o maggiorenne che fosse, non avrebbe fatto disonore alla propria firma.
—Qui non si tratta di onore o di disonore—gridò il notaio—si tratta di diritto, e io ho la legge per me e potrei, volendo, rifiutarmi di pagare.
—La scusi, non la si riscaldi. Le osservo che oggi il conte è uscito dall'interdetto e lei non è più suo tutore.
—Ma lei non pensa che io ho il mezzo di far causa e di vincerla sicuramente?
—Mi dorrebbe assai per il signor marchese Sappia, il quale è garante, e a cui toccherebbe di pagare lo stesso. Del resto lei sa bene che noi potremmo in caso intaccare il signor conte di truffa, giacchè avrebbe tacciuto di essere interdetto.
—Ah, malandrini!—gridò il notaio.—Intaccarlo di truffa dopo di averlo così ridotto alla perdizione?