L'accento e la sprezzante espressione del gesto che accompagnarono quella frase furono tali che Marliani balzò in piedi:
—Ehi, dico, signor notaio stimatissimo, la stia nei termini, o ch'io…. Le ripeto che non si vuol perdere un centesimo, e basta così.
—Ah canaglia—mormorò fra i denti don Ignazio.—E fu preso da un accesso di rabbia.—Io non so chi mi tenga…. Vada fuori, vada fuori subito da questo luogo se non vuol ch'io faccia uno sproposito… fuori, fuori…
Così dicendo, rovesciando una sedia, quasi per salvar sè stesso dal commetterlo davvero, uscì dalla sala maledicendo gli usurai, il pupillo, le cambiali e un poco anche il proprio carattere tanto opposto alla sua professione.
* * * * *
La Elisa, intanto che suo padre usciva infuriato da un uscio, entrava in quel gabinetto dall'altro colla balia, che aveva trovata in anticamera, e che udendo la voce stizzosa e alta del notaio, accorreva per sapere che cosa fosse accaduto. Ambedue intesero le ultime ingiurie.
Trovarono il Marliani lì ritto in piedi colla testa un po' reclinata verso l'uscio d'onde era sparito don Ignazio, come un uomo che mastica fra sè una ingiuria segreta.
—Mio padre forse l'ha offeso—disse la Elisa a occhi bassi.—Io sono sua figlia e sono quì pronta a domandarle scusa per lui, se ella vorrà promettermi….
—Prometterle che cosa?—domandò il Marliani un poco sorpreso e molto lusingato dalle parole di quella soave bellezza.
—Lei è venuto per aggiustare la faccenda del signor conte O'Stiary mio cugino, non è vero?