Il primo amico in cui s'imbattè il conte Enrico O'Stiary, lo stesso giorno del suo arrivo a Milano, fu il Marchesino Ferdinando Sappia, che venne a cercarlo in casa.

—Finalmente! Sai tu che sono ormai più di tre anni che non ci vediamo?—sclamò il Sappia contento di riabbracciare il suo giovine amico d'infanzia.

—Come ti vedo volentieri,—disse a sua volta Enrico con uguale espansione.

Qui il Sappia, vedendo che Enrico era ancora mezzo vestito da garibaldino, gli domandò se non pensava a mutar d'abito e a uscir di casa.

—Certamente,—rispose Enrico,—sto aspettando che il sarto mi rechi il vestito nero.

—E chi è mai di grazia il tuo sarto?—domandò il marchese, mentre arrovesciava indietro sull'omero con ineffabile garbo la rivolta del suo soprabito da mattino.

—A dirti il vero non lo so bene ancora; ma credo non debba essere gran cosa perchè mi pare di aver udito, non ridere! che sia un portinaio.

—Un portinaio!—sclamò il Sappia, balzando in piedi come preso da vero spavento.—Tu conte O'Stiary, discendente…

—Bene lascia stare la genealogia!…

—Vestito da un sarto portinaio come un diurnista del Municipio? Ma è un tradimento, un disonore, un abbominio!