Si fermò a guardare in una vetrina di modista per lasciarli passare e sapere almeno se erano gobbi o sciancati, giovani o vecchi. E volgendo il viso per guardarli, passati che furono, scorse dal canto della via, spuntare una donna, un'antica conoscenza, una certa sôra Marianna, la quale teneva sotto il braccio un enorme fardello e veniva un po' barcollando verso di lei, col sorriso che dava a vedere come l'avesse già ravvisata da lungi.

Quando le fu d'accosto:

Centini mundi!—sclamò questa; la era una sua esclamazione particolare.—Finalmente che la possiam rivedere, la possiamo, questa nostra bellezza! Dove diamine la è stata tutto questo tempo?

Sapeva la vecchia che la Luisa era appena uscita di prigione? Le aveva fatta la domanda con malizia e per umiliarla, oppure non ne sapeva nulla?

La Luisa, a buon conto, fece la prima supposizione, e rispose non arrossendo e con una specie di impertinenza:

—Sono stata a Parigi! E lei, dove va con quel fagotto?

—Eh, sa bene! Le solite miserie. Vado a mettere in collegio un po' di roba, perchè è bene che impari anche lei a stare al mondo.

In lingua il bisticcio della Marianna non regge; in dialetto fece il suo immancabile effetto, e la Luisa ne sorrise malinconicamente.

In dialetto, monte e mondo, hanno lo stesso suono.

—Anche lei!—disse la fanciulla.—Non c'è dunque che miseria a
Milano?