—Le pare, marchese, ch'egli sia alloggiato come un principino?—disse la signora Eugenia Martelli al marchese d'Arco, uscendo insieme dalle stanze destinate al giovine ereditiero.—Per dire la verità queste sono le camere migliori del vecchio appartamento. Che ne dici tu Elisa?

La Elisa, una fanciulla di poco più che quindici anni, una rosa thea appena sbucciata, una bellezzina molto distinta, con occhioni e denti da sbalordire, rispose con una piccola smorfia, un umh! che voleva come dire "per l'Enrico ci sarebbe voluto ben di più!"

—Io sono certo però,—disse il marchese d'Arco,—che l'Enrico avrà gran dispiacere di vedere affittate così subito e a della gente ignota, le camere dove tien raccolte le memorie della sua infanzia….

—Se sapesse quante volte ho detto anch'io questa cosa a mio marito!
Non è vero Elisa?

—Sì, certo; ma il babbo non vedeva che la necessità di cavare di più dal palazzo.

—La casa de' suoi maggiori,—riprese con grande nobiltà il marchese d'Arco—va tenuta da conto e il lasciarla invadere dal primo che capita è un mancarle di riguardo.

—Che vuole marchese? Lei sa bene che mio marito non le ha mai capite certe delicatezze.

—Come!—domandò questa volta ingenuamente l'Elisa.—Il babbo non ha mai capite le delicatezze?

—Zitta Elisa—disse la madre stringendo, nel suo il braccio di sua figlia. Poi di nuovo al marchese:

—Del resto l'Enrico sarà, come si dice, in famiglia. Tra il suo quartierino il nostro non c'è di mezzo che l'anticamera e questa sala in comune.