—Oh marchese!—sclamò la fanciulla.—Ora non è più tanto un ragazzo.
Ha quasi ventun anni ora. Cinque più di me.
—È vero! Sono tre anni ormai ch'io non lo vedo più.
—E che ne dice marchese di quel barocco d'un testamento di suo padre?—domandò la signora Martelli.
—Che vuole mai che le dica, cara signora? Quel povero conte Guglielmo era fatto così. Una testa debole, che non calcolava mai gli effetti delle sue azioni; pur di assecondare i moti dell'animo dispotico e pieno di ghiribizzi egli non badava a nulla.
—Ah, lei lo deve sapere, che fu tanto amico della povera contessa!
Il marchese mise un sospiro, e quasi per stornar l'attenzione da quella frase, ripigliò:
—A che ora crede lei che potrà arrivare l'Enrico?
—Io dico che sta per arrivare fra mezz'ora—sclamò la fanciulla.—Lo sento quì!—E posò la destra sul cuore.
—Ma zitto Elisa!
—La lasci dire. È così bella l'ingenuità a quindici anni.