Quando poi diventò poco meno di celebre, ed ebbe soddisfatti i suoi pazienti ed onesti creditori, egli si era talmente affezionato a quella residenza che non aveva più voluto venir in città, quantunque l'aria assai democratica, che tirava nel sobborgo non fosse quella delle sue convinzioni assai moderate.
Comperò dunque la casetta, e in essa si creò il suo nido dell'arte e della vita.
Lo studio, che solo conservò tal quale, era per lui popolato da tutte le imagini, da tutte le finzioni, da tutti i progetti della sua geniale fantasia; memorie imagini, finzioni che gli avevano procacciata l'ambíta fama e la invidiata agiatezza.
Gli pareva che le vicende della sua vita abbastanza travagliata, gli dovessero sfumar via d'un tratto, se avesse mutato di casa e aveva giurato di finire in essa la sua fortunata carriera.
La casetta, dall'umile apparenza, ma tutta leggiadra e artistica di dentro, era da vari anni visitata dagli stranieri. Aldo Rubieri aveva scritto a Bedeker di farne un cenno, nella sua nuova Guida d'Italia, e Bedeker infatti nel capitolo che riguardava Milano, parecchi anni or sono, vi aveva fatte due aggiunte: il vaporino illuminante in circolo la cupola della Galleria Vittorio Emanuele e lo studio di Aldo Rubieri.
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Una piccola carovana, uscita dall'albergo Reale un dopo mezzodì di agosto del 1869 s'avviò allo studio di Aldo Rubieri. Per risparmio di ciceroni quella carovana era composta di elementi assai eterogenei. In testa camminava un Francese con quella noncurante serietà che caratterizza la gioventù della giovine Francia, più gloriosa ancora dopo i rovesci, uno di que' Francesi che in Italia stanno sull'occhio per non essere creduti, brillanti a spasso, e che non hanno difetti in fuori di quello di sprezzar troppo la roba straniera.
Dopo lui scarpinavano, coi loro piedoni piatti, due rappresentanti della vecchia Albione, un mister ed una mistriss.—Anch'essi non presentavano alcuno di que' tratti caratteristici e ormai diventati comunissimi, che si usa di attribuire molto volentieri agli Inglesi in viaggio. Non enormi guide sotto il braccio, non indecenti spolverine, non scarpaccie infangate ed eccessivamente lunghe. Di inglese essi non avevano neppur il colore dei capelli.
Alla retroguardia seguivano altre quattro persone, di cui tre uomini e una donna. Costoro che avevano veduta la luce sulle sponde del Danubio erano invece biondissimi.
Il Cicerone dell'albergo chiudeva la marcia.