La zitellona tedesca poteva avere un trentatrè anni; più al di là che al di qua. A diciotto ella poteva essere stata una bella biondona. Suo padre e suo zio, mercanti di oggetti artistici, stavano disputandosi in dialetto viennese sul merito relativo degli scultori italiani, le cui statue era capitato loro qualche volta di comperare a Milano per cinque e di vendere a Vienna per cinquanta.
La zitellona camminava in mezzo a loro due. Quello a destra, sosteneva che al giorno d'oggi non era possibile più il vendere che pattini e quadri di genere; l'altro, che due giorni prima aveva comperate parecchie tele di stile classico, negava che il realismo in arte potesse mai avere fortuna. Entrambi però erano d'avviso che lo stile austriaco non avesse confronti "quella maniera larga di dipingere in tinta gialla che fa credere tutta roba da museo anche i quadri di un anno" essi la ritenevano la miglior pittura che fosse al mondo.
Si sa bene che ognuno ha il suo orgoglio nazionale!
A un certo punto s'interpose il Cicerone. Era costui un personaggio autorevole in fatti di giudizî di pittura. Lo aveva lodato perfin il povero Rovani, che certo non abusava della lode. Era costui un Modello incanutito fra i cavalietti e gli scalpelli che adorava Aldo Rubieri fino alla esagerazione, di quell'amore entusiastico e un tantino irragionevole, di cui non sono capaci che i figli d'Italia:
—Scusino, signori—diss'egli in tedesco—nessuno dei giovinetti che cominciano ora ad esporre promette di giungere alla grandezza di Aldo Rubieri.
E nel pronunciare questo nome il suo occhio semispento brillò di un insolito guizzo di luce.
—Da quanto tempo è diventato celebre il nostro bravo Aldo?—chiese uno dei due viennesi, il padre della zitellona.
All'udire quella frase confidenziale il Cicerone ne fu quasi scandalizzato. Guardò l'austriaco con una inenarrabile occhiata di compatimento, e disse:
—Conoscete forse mein herr, il grande scultore Aldo Rubieri?
—Se lo conosciamo? Altro che!—rispose l'Austriaco, guardando a sua figlia che si fe' un poco ciliegia, e che sorrise misteriosamente.