All'invito il vecchio sprigionò dal petto un sospirone, schiuse l'uscio ed entrò.

* * * * *

Lo spettacolo che s'offerse agli occhi di Mattia non era nuovo per lui ma era solenne.

Nondimeno Nanà con un moto istintivo, aveva rilevato fino all'anca il lembo dell'arazzo che le stava a larghe pieghe posato sotto i piedi nudi, e aveva guardato placidamente, e come se nulla fosse, in viso a Mattia Corvino che entrava.

È assioma che la mano, la quale pudicamente rialza o abbassa un velo, fa pensare assai più a ciò che essa vuol nascondere che al pudore che nasconde. Nondimeno se ciò paresse strano a qualche lettore, che si ricorda come Nanà quando a Parigi Labordette le aveva detto ch'ella avrebbe posato per la testa e per le spalle dinanzi allo scultore che doveva modellarle la Notte pel suo nuovo letto avesse risposto:

"Je me fiche pas mal du sculpteur qui me prendra." Se quel moto di pudore, ripeto, paresse strano al lettore io non saprei dargli torto, giacchè egli non conosce ancor nulla della piccola trasformazione morale che Nanà aveva subita nei pochi giorni di sua dimora a Milano.

Nell'ambiente serio e sconosciuto nel quale s'era messa "la bonne fille" subiva un cambiamento ne' suoi istinti di donna, la quale non sarebbe apparsa tanto corrotta neppur a Parigi se il cinismo degli uomini non l'avesse resa tale.

—Che c'è?—domandò Aldo Rubieri.

Mattia distaccò a stento gli sguardi dal tesoro di formosità, che dall'anca in su gli si presentava di contro e rispose con voce commossa:

—Forestieri… seccature che vorrebbero parlare con lei. Ecco il biglietto di visita d'una signora.