[66]. Vedi le pagine 80 e 84.

[67]. Opere T. VI ediz. di Livorno pag. 85 e 86. Può vedersi anche la nota 21 e 22 nell'Elogio del Palladio scritto dal Conte G. B. Giovio.

[68]. Prima di giungere a queste due ville vedesi alto torreggiare il magnifico palagio del defunto Duca Melzi d'Eril. Quivi ammirasi un edifizio di gusto moderno, ornato di pitture a fresco dell'Appiani, del Bossi e d'altri pittori non inferiori molto, non che di una raccolta di carte de' migliori bulini. Negli ampli giardini poi ond'è cinto d'intorno, merita parziale attenzione la statua del celebre Professore Comolli rappresentante Beatrice che mena Dante in Paradiso, ed un busto del tragico d'Asti di veramente maestro scarpello. L'Editore.

[69]. Il conte Taverna ha poi fabbricato una villa per buon gusto d'architettura e pei comodi molto elegante e pregievole. L'Edit.

[70]. Stassi ora costruendo un'ampia strada atta alle carra ed a' cocchi che dalla Brianza mena comodamente a Bellagio, ed a quest'ora sarà praticabile. L'Editore.

[71]. »Ivi per due miglia di giro avvi una prateria, la quale ha pure uno sbocco da Sormano per Asso e tutta vien cinta da più alte vette. Bello è vedervi fiorir gli anemoni e i ranomoli fra non rari sorbi da uccellatori. Le acque che vi si raccolgono hanno esito in mezzo al piano per ampia caverna. Vuolsi che anticamente ivi fosse uno stagno. La tradizione ci dice le gran novelle sul pian del Tivano. Il Ballarini nella parte 3 delle sue Croniche a pag. 320 vuol che ivi Andefleda moglie di Teodorico re fabbricasse per sue delizie un castello. Il Tatti nel tom. I degli Annali Sagri pag. 509 impugna il racconto, siccome non appoggiato ad antico scrittore. Ma il Ballarini narra poi come testimonio contemporaneo, che ivi cavandosi siansi rinvenute gemme e pezzi d'oro e medaglie d'Imperador diversi. Or per questi fatti non ha bisogno il Ballarini d'antichi scrittori. Anche a' tempi nostri si trovarono delle monete, disotterrate perfin dalle talpe. Ciò che più rileva si è, che copiosa ivi si trova la cacciagione d'ogni genere, e la vasta pianura posta su quella eminenza ci fa parere di vivere in tutt'altro clima, in tutt'altre terre.« L'Editore.

[72]. Compendio delle Croniche di Como 1619. Pel Turato p. 315 e 316.

[73]. Lo stesso a pag. 65, e il Tatti Annali di Como. T. III pag. 692.

[74]. »La fonte che dai nomi de' due Plinj salì in tanta venerazione è degna di tutta l'attenzione. Si ritenne molto tempo che il crescere di lei ed il decrescere fosse così regolare che avvenisse sempre nel periodo d'un'ora. Accade bensì questo fenomeno, ma i periodi del flusso e riflusso sono affatto irregolari. Avvi anche memoria che siasi questa fonte veduta del tutto inaridirsi in un anno per mancanza di pioggia, e per lo contrario in un altro pel soverchio piovere farsi sì gonfia che nè il flusso serbasse degl'incrementi, nè il riflusso del decrescere. Nè è qui mio pensiero di entrare co' fisici a disvelare le cause che la natura prodigiosa mantengono di questo fonte; non riescirà però discaro il veder qui unita la traduzione della lettera di Plinio su questo proposito diretta a Licinio Sura: »Tu puoi assiderti sul di lui margine, e ber della freschissima onda, che or s'avanza, ritirasi ora. Ponivi un anello, o che che meglio t'aggradi, in luogo secco, e il vedrai tosto immolarsi dall'onda sorgente, e poi di nuovo restare in asciutto... qualche aria racchiusa in grembo della terra diserrerebbe ella, e chiuderia la sorgente di questa fontana o col premerla di fianco, o col partirne scacciata in quella guisa appunto, che veggiamo accadere nei fiaschi inversi, dai quali libera non n'esce l'acqua, ma con interrompimento di resistente fiato e simil quasi a singhiozzo? Oppure qual è dell'oceano l'indole, tal è del fonte? ed in quella foggia che l'oceano spignesi ed assorbesi, così il picciolo umor del fonte sopprimesi, o cacciasi fuora? Sarebbe egli mai d'esso, come de' fiumi, i quali al mare sen vanno, e ciò non ostante o dal contrasto dei venti o dall'incontro del flusso costringonsi a ritrocedere? Diremo noi, che nelle ascose vene abbiavi certa capacità, onde mentre vi si raccoglie lo sparso, impigrisca il rivo, e quando poi la capacità sia colma, fuor ne' zampilli più snello e rigonfio? o forse avvi qualche libramento arcano nell'antro del fonte di modo, che quando ei sia men colmo, più agevolmente ne scorrano le acque, e per lo contrario dal troppo impeto si trattengano quelle accresciute, e n'escano quasi bulicame? A Te s'aspetta di scoprire, a noi d'apprendere le cause del prodigio veraci. Io son pago, se il fatto t'esposi bene. Sta sano.» L'Editore.

[75]. Ode XXI libro III.