Ma seguendo noi la punta di Torrigia, Torrigia che un promontorio pietroso spinge nel Lario a ristringerlo d'assai, siamo per abbandonare quel lungo catino, che gode sempre del popoloso prospetto d'una parte di Borgo Vico, ed entreremo in una scena di lago più deserta e severa. Mi maraviglio insieme con Sigismondo Boldoni, come abbia Paolo Giovio amata tanto Torrigia da scrivere poi che dovessero ivi fabbricare coll'antica eleganza i favoriti della fortuna.

Ripiegando presso al promontorio la prora costeggiamo le montagne a manca tutte poste a castagneti, fra' quali scorre qualche ruscello, che diriano i poeti, d'argento, e diria Magalotti, che ivi in molte ore del giorno potremmo farla da antipode, mentre altri pure si tapina sotto a' raggi del sole, o calafatasi dentro un appartamento. Dopo non breve remeggio giungesi a Brienno, Brienno ove le casucce degli abitanti son poste quasi a ridosso l'una dell'altra, e presentano da lungi co' tetti l'immagine quasi d'una scala. Le sollazzevoli rime del padre Giuseppe Stampa, in cui si raccolsero que' motti, onde fra loro si proverbiano i nocchieri delle varie terre, narrano che a' Briennesi si lanci il titolo di allocchi, ma già nol sono punto, e forse a' vecchi tempi era la loro patria ancor più distinta. Ce ne possono far fede le due lapide,[26] colle quali Publio Cesio Archigene sciolse i suoi voti alle Matrone ed a Giove. Queste si scopersero a' giorni di Girolamo Borsieri.

Il cognome d'Archigene[27] Argegno suona qualche cosa di simile alla prossima terra d'Argegno, e forse Lucio Cesio l'ebbe per suolo natale. V'ha chi lo creda popolato un giorno da que' Greci che i vincitori Romani traslocarono fra noi,[28] e potrebbe a tal sospetto giovar anco l'appellazione grecanica di Picra, che tuttora rimane a quella terra che in vetta sta dell'ardua montagna sorgente al fianco d'Arcennio, alla quale se con aspra fatica di salire ci venga talento, v'ammireremo grani di mirabil candore e grossezza, non che rape rivali di quelle di Norcia. Là su quel vertice stanno vestigj d'antica rocca, come pure di un'altra ad Argegno, il qual posto quasi in un golfo del Lario viene in due partito dal fiumicello, che ivi scarica la Valle d'Intelvi Vall'Intelvi sì celebre per l'industria de' suoi abitanti. Traversandola per il lungo sboccasi con viaggio di miglia circa sette al lago di Lugano. Incontransi per il viaggio caravane di muli carichi per lo più di carbone che sfogasi ad Argegno per imbarcarlo. È singolare che non vi siano marmi nella Valle Intelvi, e però gli abitanti di quelle piaggie si dierono alle opere di gesso lustrato, nelle quali sono abilissimi.

Anche il dizionario Geografico del Ladvocat, prodotto col nome di Brouckner, nell'articolo Como attesta che da questa valle uscirono[29] scultori, pittori, stuccatori, architetti eccellenti. Taluno vuole anche derivarle il nome dall'intelletto.

Seguendo noi il viaggio nostro lungo la riviera incontreremo Cologno Cologno Camogia piccola terra e il fiumicello Camogia, il quale rigonfio bagna talora di sua spruzzaglia l'arco del ponte. Vuolsi che quest'acqua per le viscere del monte sgorghi figlia del lago di Lugano. Ma presso a quella una chiara e fresca fonte zampilla e cade spumosa detta Oliviera dalle piante che d'ogn'intorno l'inombrano, e tutta quella costiera rendon di squisito olio feconda.

Ma già voghiamo nello stretto seno fra la famosa Isola Comacina[30] Isola Comacina Sala e il lido, in cui avvi Sala popolosa di pescatori, che molta preda fanno in quel golfo pescosissimo, detto nelle sue lettere dal giovin Plinio il cannal gemmeo.

Di fianco all'Isoletta sul prossimo territorio avvi una terra che da essa ricevette il nome d'Isola, Isola a cui non manca un'arcipretale collegiata antichissima, presso la quale conservansi assai vetuste pergamene. Sparsi qua e là sul monte vi sono gruppi di case, a cui non manca l'appellazion propria, e dipendono da quell'arciprete. Fra queste ricordo Ossucio, Ossucio ove avvi l'iscrizione che soggiungo, poichè ignoro che sia stata giammai pubblicata.[31]

MATRONIS . ET . GENIIS .
AVSVCIATIVM . CONSECRAVIT .
ARVIVS . NIGRI . F . NOMINE .
SVO . ET . C . SEMPRONII . NIGRI . ET .
BANIONIS . CVCALONIS . FILIAE .
PARENTIVM . SVORVM .

Nella terra non lungi dalla chiesa collegiata i Giovj, che l'origine traggono dall'Isola[32] Comacina, v'hanno memoria delle ricchezze de' lor maggiori l'ospedale e la chiesa di S. Maria Maddalena, a cui con liberal pietà contribuirono terreni smembrati dalle loro possessioni per nodrire i poveri e i viandanti, e resta fino al dì d'oggi in quella famiglia per più di ottocento anni l'autorità e la prerogativa incorrotta di mettervi[33] un ministro. Portano quindi i Giovj per insegna, in testimonio dell'origin loro, il castello posto in mezzo dell'isola. A questo si aggiunse l'aquila da Federico Barbarossa, e s'inquartarono poi le arme dei Medici per dono di Leone X., e le colonne d'Ercole per diploma di Carlo V. Cesare si sovrapposero.

Ma sul confine della terra sorge poi Balbiano, Balbiano già sobborgo dell'Isola, e delizia ora del Cardinale Angel Maria Durini. Ivi sul principio del secolo sedicesimo duravano tuttora magnifiche reliquie[34] della villa de' Giovj. Queste nel 1596 vendette Ottavio Giovio a Tolomeo Gallio conte delle Tre Pievi, poi duca d'Alvito, quindi spinto e dalla bellezza del luogo e dal vetusto diritto ricomperò quella villa nel 1778 il cavaliere conte Giambattista Giovio, il quale dovettela poi cedere nel 1787 già ristorata alle lunghe brame del Cardinale, che coll'ampliazione de' giardini, e col profondo vial carrozzabile di se la rese degnissima. Vi s'innoltri il viaggiatore e verragli incontro l'amenità, in fine poi d'esso l'orror sagro della valle e lo spruzzo quasi della Perlana saluterallo. Talora però queste acque rigonfiansi a torrente infestissimo, e radendo Balbiano si scaricano nel lago.