À poi meschiato ed aggiunto asprezza e impetuosità al conflitto il sentimento nazionale non soddisfatto, e il credersi in questi ultimi tempi che venisse a contesa colla politica nuova italiana la vecchia politica della romana curia, la quale à pensato troppe volte di scampare ed avvantaggiare sè sola nel naufragio della Nazione.

Da tutto ciò il sottoscritto piglia arbitrio di concludere, che le agitazioni e le rivolture dello Stato Romano mettono radice in un sentimento universale, e in un bisogno fondatissimo ed incessante; il quale non verrà, del sicuro, attutato e distrutto dai temperamenti e uffici dei Diplomatici, e nemmanco dall'uso dell'armi quali che fossero. Elle sgomenterebbono temporaneamente gli spiriti senza mutarli nè vincerli; e li vedremmo ad ogni occasione ribollir più feroci e meno placabili, simiglianti a finissime molle, che altri può comprimere e storcere, ma non impedire che mille volte risorgano e scattino. Quindi reputa il sottoscritto, che niuna azione, niun ingegno, niun'arte e modo d'intervenzione straniera riuscirà a quetare e a sopprimere quella rinascente e durissima necessità delle cose, la quale à pur resistito alla forza attraente e soave delle virtù evangeliche, della bontà specchiata e della infinita e inalterabile mansuetudine del Sovrano Pontefice, ed à eziandio prevaluto all'amore riconoscente dei popoli inverso l'Iniziatore Augusto della nazionale rigenerazione.

Terenzio Mamiani.

Ai termini di questa Nota, fattesi a voce da alcun nostro Commissario le debite chiose, le quali venivano, la più parte, dedotte dalle norme caute e prudenti allora seguite e che la presente Lettera accenna più sopra, ambedue i Governi, Francese cioè e Inglese, mostraronsi soddisfatti, e promisero d'interporsi tra il Principe e il popolo, come discreti e pacifici mediatori. Certo è che, innanzi alla convocazione della Costituente romana e all'acclamazione della repubblica, sebbene dal Cavaignac fu mosso discorso d'intervento armato e cominciátane l'esecuzione, non potè il disegno venir proseguito, mancando affatto i pretesti. Dell'Inghilterra basterà dire, che in ogni dispaccio di lord Palmerston intorno al proposito, raccomandavansi caldamente tutte le guise opportune e possibili di conciliazione e d'accordo, e biasimavasi con ricise parole qual si volesse intervento ed uso di forza straniera. Non per questo si presume da noi di negare, che rotto l'esercito italiano a Novara, diventava probabile assai l'invasione austriaca nelle Provincie Romane, quantunque mantenute si fossero nella suggezione del Papa, e dentro gli angusti limiti dello Statuto. Ma l'amore del vero e l'amor d'Italia ci forzano a dire, che gli ultimi rivolgimenti di Roma e della Toscana nocquero più che mediocremente al buon esito della riscossa; e ad ogni modo, l'Austria sola invadente arrecato avrebbe non altro che odio e scredito immenso alla fazione prelatizia che la chiamava. Forse mancato sarebbe allora la possibilità eziandio di abolir lo Statuto rimasto sempre in atto, e dimorando dal lato nostro intatti e compiuti la ragione e il diritto. Più certo è che non avrebbe potuto Leopoldo abolire il suo proprio in Toscana, nella quale senza le mene repubblicane ogni cosa sarebbesi mantenuta quieta. Ma praticandosi sino alla fine la politica iniziata dall'autore di queste lettere, ciò che del sicuro veniva impedito, era il fatto funesto e misero sopra tutti, d'una specie di Santa Crociata che l'Europa Cattolica à messo insieme per rialzare la potestà temporale dei papi, e rialzarla assoluta, e secondo le pretensioni e le massime del giure divino dei Monarchi. Onde, tanto sono ora angosciati e disanimati i popoli, quanto imbaldanzita e infreneticata la setta nemica d'ogni concessione e d'ogni interesse nazionale italiano; e a cui sembrano quasichè ritornati i tempi di Gregorio VII e d'Innocenzio III. Nè mai si può deplorare quanto ragion vorrebbe quest'uscio aperto e spalancato oggidì in Italia all'intromessione armata di tutti i forestieri nelle nostre faccende, sotto sembiante di reggere e puntellare il principato ecclesiastico.

Oh! vi puzzano, dunque, le glorie che i repubblicani sonosi guadagnate, ed anzi ànno guadagnato all'Italia, combattendo in guerra disugualissima e senza speranza? Amiamo le vostre glorie, e come Italiani ne andiamo alteri. Ma lottare a morte contro l'Austria non era certo men bello che contro la Francia; e le file de' combattenti, sarebbero state più folte, il diritto più intero, la colleganza europea renduta impossibile, rimosso dalla patria un gran principio di divisione, strappato a forza il suffragio di quanti uomini liberi e onesti illumina il sole.

Nota F, pag. [351].

I termini della Protesta furono gl'infrascritti.

Il Generale Cavaignac, nel dì 28 del mese scorso, significò all'Assemblea Nazionale di Francia, che giuntagli nuova dei casi succeduti in Roma il dì 16 di quel mese stesso, aveva, mediante i telegrafi, comandato fossero di presente imbarcati 3500 uomini sopra tre fregate a vapore, e diretti verso Civitavecchia, affine di assicurare la persona del Santo Padre, la sua libertà e la riverenza che gli si debbe. Nelle norme poi scritte e mandate dal Generale al signor de Corcelles, e lette all'Assemblea nazionale in quel medesimo giorno, s'incontrano queste formali parole: — Voi non siete autorizzato ad intervenire in alcuna delle questioni politiche in Roma agitate. Spetta solamente all'Assemblea Nazionale il determinare la parte che vorrà far avere alla Repubblica nei provvedimenti coi quali s'instaurerà uno stato regolare di cose nei dominj della Chiesa. —

A noi sottoscritti è necessità di notare in primo luogo, siccome il dare ordine di entrare armata mano in un territorio straniero, non assentendolo i suoi abitanti e chi lo governa, è per sè medesimo atto contrario alle massime fondamentali del gius delle genti, ancora quando si compia con intenzione di assicurare la vita e la libertà del Principe quivi imperante. Conciossiachè ogni popolo è arbitro in casa sua d'ogni qualunque suo fatto, e giudice solo de' proprj interessi; e ne' Principi (giusta le dottrine universalmente ora accettate, e massime in Francia) non risiede una tal signoria e non vive un diritto tanto assoluto e divino, che facciali superiori ad ogni altro diritto sociale e politico, e li separi affatto dalla indipendenza e dalla sovranità nazionale.

Secondamente, osservano i sottoscritti, come nella istruzione data dal Generale Cavaignac al signore de Corcelles, il primo inciso del periodo poc'anzi allegato contraddica patentemente al secondo. Imperocchè nel primo comandasi al De Corcelles di non intromettersi punto nella questione insorta tra il popolo ed il suo Principe; e nell'altro, è considerato il caso che l'Assemblea Francese deliberi e voglia in diretto modo partecipare ai provvedimenti più idonei per ricondurre lo Stato ecclesiastico in situazione regolare e pacifica. Il primo inciso, pertanto, sembra volere escludere l'intervento politico, e nel secondo si annunzia come possibile.