La salvezza pubblica è grande e famosa parola, e può di molti arbitrj e di molte fiere deliberazioni essere causa e scusa ad un tempo. Ma non si pronunzino almeno in simili casi i nomi di colpa e di pena, di virtù e di dovere; perchè nessuna potenza e nessuna necessità umana potranno alterare e scambiare giammai la indefettibile essenza della verità e del diritto, di ciò ch'è innocente e di ciò che è reo.

(Dalla Speranza dell'Epoca.)

STUDJ SUL PROGETTO DI COSTITUZIONE DELLA REPUBLICA ROMANA.

I.

21 aprile 1849.

Nel disegno di Costituzione che jeri l'altro fu letto dal deputato relatore signor Agostini, molte cose riescono di necessità le medesime che in altri Statuti fondamentali; ma parecchie sono nuove, o, a dir meglio, sono innovate e ringiovanite. Ai compilatori del Progetto è sembrato convenevole, che trattandosi di ordinare e dettare una Costituzione repubblicana in Roma, dovessero ricomparire alcune di quelle forme politiche, venerande di antichità e di gloria, le quali governavano dal Campidoglio tutto il mondo civile. Perciò, parecchi concetti e ricordanze classiche, come direbbero i letterati, campeggiano in questo disegno di legge costitutrice. I Consoli, il Tribunato e i Comizj vi sono risuscitati non solo nel nome, ma, in qualche porzione almeno, eziandio nel fatto. La questione sta a definire se quelle forme vetuste e dagli uomini (rispetto all'uso) dimenticate, posson o tanto o quanto ripigliar vita e recare profitto. Appresso i Romani, Consolato, Tribunato e Comizj erano parti d'un gran tutto bene insieme congegnate e connesse, prodotte e compite dalla invisibile azione del tempo e dalla lenta conciliazione degl'interessi, e conformate a poco a poco alle singolari e non più ricomparse condizioni di quel popolo miracoloso. Tentare oggi di ricondurle fra noi, benchè a pezzi e frammenti, si è come incastrare nella basilica di Firenze un colonnato di Vitruvio, e porre a riscontro del Mosè di Michelangelo l'Apollo del Belvedere.

Oltre di che, ogni pensatore politico è persuaso quest'oggi, che le antiche istituzioni si reggevano molto di più per l'efficacia dei costumi, che per la virtù e maestria delle leggi; e più assai per la forza della religione e dell'uso, che per la sapienza ordinatrice interiore. Per contra, l'età nostra procaccia di supplire con l'intima bontà delle leggi e degl'istituti al difetto delle tradizioni e all'inefficacia de' costumi. I tre libri De Republica scritti dal dottissimo dei Consoli e giaciuti occulti per tanti secoli, poi ritornati inopinatamente alla luce, non ànno niente di più ajutato gl'ingegni a capire e scoprire la economia del governo romano; quella economia intendiamo che induceva effetti e compiva imprese maravigliose a tutto il mondo moderno.

Due consoli in Roma stavano più che bene, e facevano gran profitto alla cosa pubblica, perchè studio cotidiano di quella città erano la guerra e la conquista. Laonde, il più del tempo, l'uno de' consoli guidava gli eserciti, l'altro provvedeva ai negozj civili. Spartivansi parimente fra loro non pur gli ufficj, ma le provincie; e con siffatti temperamenti, e forse con molti altri che mal conosciamo, evitavasi la discettazione e il conflitto in fra due persone investite di egualissima potestà e incumbenza.

Ma i due consoli di questa nostra repubblica, nessuno intende come faranno a procedere sempre d'accordo. Il sì dell'uno vale quanto il no dell'altro, nè più nè meno; e come la legge non partisce fra loro nessun officio e nessuna giurisdizione, così quell'altercazione del sì e del no può insorgere ad ogni momento e per ogni cosa, e non è provveduto alcun modo di farlo cessare.

Manco male, se i consoli venissero eletti dall'Assemblea; perchè quivi i rappresentanti più savj e sperimentati potrebbero convenire, e dare i suffragj a persone il men che si può disformi di genio, d'opinione e di scienza. Ma i consoli, giusta il disegno, escono essi pure dallo scrutinio popolare; quindi, per li diversi umori delle provincie, accadrà sovente di vedere appajati uomini differentissimi. E neppure è lecito di credere che la stanchezza e la noja ovvero l'urgenza dei casi costringali a cedere l'uno all'altro secondo i tempi e gli accidenti, o a convenire in continui mezzi termini per giungere a qualche atto e deliberazione comune. Imperocchè, sopra que' poveri consoli pesa una sì tremenda e incessante malleveria, da spegnere qualunque buon desiderio di mezzi partiti e di mutua condiscendenza. Nelle altre Costituzioni sono i parlamenti che tengono arbitrio di sottoporre a un'imputazione criminale i capi non inviolabili del Governo; ma nella nostra, ogni cittadino può con un semplice suo memoriale promuovere l'accusa e la condannagione dei consoli. Nè solo debbono essi render ragione delle faccende della repubblica ad ogni sei mesi, e quante volte sieno dall'Assemblea ricerchi di ciò; ma usciti appena d'uffizio, vengono per disposizione suprema di legge posti a sindacato dai Tribuni, i quali possiedono facoltà di tradurli di poi in giudicio. In Francia, presidente e ministri incontrano tutt'insieme una pari obbligazione di mallevare; ma la nostra Costituzione fa imputabili di colpe di stato i soli due consoli, e ogni mancamento de' primi ufficiali del Governo rovesciasi loro sul capo.